«Se vuoi salvare il mondo, il veganesimo non è la risposta», la provocazione su The Guardian

Una dieta priva di derivati animali, è davvero la soluzione migliore per proteggere l’ambiente, gli animali e la salute nostra e del pianeta?

Insieme ad esperti, studiosi, accademici, allevatori e contadini a Terra Madre Salone del Gusto proveremo a rispondere a questa domanda, ma sopratutto proveremo a dare soluzioni e proporre alternative al sistema di produzione alimentare industriale che coinvolge anche l’allevamento. Abbiamo allestito un’intera area tematica (Slow Meat nei padiglioni di Lingotto Fiere) dove cercheremo di affrontare ogni aspetto di una questione che troppo a lungo è stata ignorata o relegata a questioni di principio.

Qui potrete trovare tutti gli appuntamenti da noi organizzati tra cui vi segnaliamo in particolare La scelta vegetariana, un forum in cui riflettiamo sulla scelte di vegetariani, vegani e fruttariani che hanno deciso di non mangiare carne e prodotti che derivano dall’allevamento di animali spesso spinti da ragioni etiche e di rispetto per gli animali, dalla volontà di tutelare l’ambiente, dall’attenzione alla salute e al benessere, o anche da scelte religiose. Trovate qui tutti i dettagli. Qui invece potete leggere un approfondimento sulle fabbriche di carne che non abbiamo remore a definire una delle maggiori vergogne del nostro tempo.

Non siamo gli unici ovviamente a porci questa domanda e dopo Carrying capacity of U.S. agricultural land: Ten diet scenarios, lo studio che ha messo in discussione il primato di sostenibilità della dieta vegana (ne abbiamo parlato qui), interviene ora Isabella Tree, giornalista e autrice tra gli altri di The Return of Nature to a British Farm, il racconto del suo tentativo – riuscito – di rinnovo e guarigione di un ecosistema dopo decenni di agricoltura intensiva, grazie al pascolo libero. Tree non le manda certo a dire e già dall’esordio non lascia dubbi circa la sua opinione: «Se vuoi salvare il mondo, il veganesimo non è la soluzione».

Secondo l’autrice inglese, anziché farsi sedurre da esortazioni a mangiare più prodotti a base di soia, mais e cereali industriali, bisognerebbe incoraggiare metodi di allevamento basati su sistemi di rotazione e tradizionali, pascoli permanenti e conservativi: «Invece che demonizzare forme sostenibili di allevamento del bestiame – scrive – che permettono di ripristinare la fertilità dei terreni e conservare la biodiversità, si dovrebbero mettere in discussione tutte quelle colture intensive che richiedono alti apporti di fertilizzanti, fungicidi, pesticidi ed erbicidi» che, come ben sappiamo, proprio bene a terreno, clima e ambiente non fanno.

Ricordiamo che questo tipo di agricoltura ci fa perdere – secondo la Fao – dai 25 ai 40 miliardi di tonnellate di terreno l’anno. Per non parlare delle emissioni clima alteranti. Ma questa è un’altra brutta storia.

«L’unico modo per fermare la perdita di suolo coltivabile e riconquistare fertilità è restituire i terreni ai sistemi di pascolo naturale» afferma senza timore Tree.

Anche perché, l’agricoltura intensiva e industriale poco fa per conservare al meglio il nostro ambiente: «Molto spesso si sente parlare dell’inquinamento legato all’allevamento e alla produzione di carne, mentre raramente di quello legato alle colture e monocolture intensive. Secondo quanto riportato dalla rivista scientifica Nature, dalla Rivoluzione industriale a oggi, circa il 70% del carbonio presente nei terreni coltivati è stato disperso nell’atmosfera».

Chi acquista prodotti vegani industriali, che non derivano da colture controllate e sostenibili «contribuisce in modo significativo a fomentare i cambiamenti climatici, partecipa alla distruzione delle comunità biotiche che vivono in un determinato ambiente e mantiene sistemi che privano altre specie delle condizioni necessarie per la vita. La nostra ecologia si è evoluta con erbivori di grandi dimensioni, tra cui alci, orsi, bisonti e cervi. Sono specie che, attraverso le loro interazioni con l’ambiente, sostengono e promuovono la vita. L’utilizzo degli erbivori come parte del ciclo agricolo può essere uno strumento molto utile per rendere l’agricoltura sostenibile» conclude Tree.

L’invito è ancora una volta al buonsenso e a farci tante domande. Siamo sicuri che il cibo precotto o i preparati industriali, benché privi di derivati animali siano più sostenibili di una bella caciotta che arriva da animali al pascolo?

A chi sceglie la dieta vegana invece suggeriamo i piatti della nostra tradizione (ce ne sono tantissimi, dalla ribollita alle panelle, dalle zuppe di cereali e legumi ai mille sughi per una deliziosa pasta). Insomma, bando ai surrogati e torniamo ai fornelli!

 

A cura di Elisa Teppa e Michela Marchi

e.teppa@slowfood.it
m.marchi@slowfood.it

L’articolo originale If you want to save the world, veganism isn’t the answer 

Su l’argomento potrebbe interessarvi anche Jocelyne Porcher, Vivere con gli animali, Slow Food Editore, Bra 2017

 

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