Se inquini, ti pago. Gli aiuti pubblici vanno all’agricoltura che non rispetta ambiente e salute

Dei 62,5 miliardi di euro di fondi europei e italiani destinati all’agricoltura, solo 1,8 miliardi, che corrispondono a meno del 3% delle risorse totali, sono destinati all’agricoltura biologica. La restante parte va a finanziare modelli agricoli basati sull’utilizzo di concimi e pesticidi.

Questo è quanto emerge dal rapporto annuale “Cambia la Terra. Così l’agricoltura convenzionale inquina l’economia (oltre che il Pianeta)” promosso da Federbio, con il sostegno di Isde, Legambiente, Lipu e Wwf.

«Gli italiani e gli europei pagano per sostenere pratiche agricole che si ritorcono contro l’ambiente e contro la loro salute, a partire da quella degli agricoltori stessi. Non è il modello agricolo ad alto impatto ambientale a farsi carico della tutela degli ecosistemi con cui interagisce, ma sono gli operatori del biologico a sopportare i costi prodotti dall’inquinamento causato dalla chimica di sintesi, tra cui il costo della certificazione, della burocrazia, della maggiore quantità di lavoro necessaria a produrre senza far ricorso a concimi e diserbanti, e a proteggere il raccolto dai parassiti senza l’uso dei pesticidi di sintesi chimica» rende noto il rapporto.

L’Italia si ritrova così ad essere tra i maggiori consumatori di pesticidi in Europa, registrando un consumo di circa 5,7 chili per ettaro, più elevato quasi del 35% rispetto alla media europea.

Secondo l’ultimo report dell’Agenzia europea per l’ambiente, nel periodo 2006-2016 la spesa per i pesticidi nel nostro Paese è aumentata del 50%. Nel 2016 in Italia sono stati venduti 125 milioni di chili di prodotti fitosanitari e per acquistarli è stato speso quasi un miliardo di euro. Una cifra ancora maggiore è stata spesa per acquistare fertilizzanti.

Quali sono gli effetti di questo massiccio uso di sostanze chimiche sulla salute e sull’ambiente?

Secondo le stime dell’Oms, complessivamente nel mondo si registrano oltre 26 milioni di casi di avvelenamento da pesticidi all’anno, 258mila decessi e più di 59mila casi di ritardo mentale, generando una spesa sanitaria compresa tra i 146 e i 194 miliardi di euro annui solo in Europa.

Per ciò che concerne l’impatto sull’ambiente, l’utilizzo di sostanze chimiche e combustibili fossili è responsabile, secondo l’Ipcc, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, del 24% delle emissioni di gas climalteranti. Inoltre, risultano inquinati da pesticidi più di due terzi dei punti di monitoraggio delle acque superficiali presenti in Italia.

«Prendendo in considerazione l’intero pianeta, il degrado del suolo causato dalle attività umane costa complessivamente più del 10% del prodotto lordo globale annuo e genera impatti negativi sulla vita di 3,2 miliardi di persone» comunica Ipbes (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services). I costi maggiori vengono registrati in termini di perdita di biodiversità, danni agli ecosistemi naturali e distruzione di terreno fertile.

Ciò che stupisce è senza dubbio il fatto che risorse immense vengano dedicate a sistemi produttivi nocivi per la vita e per l’ambiente e non a forme di agricoltura pulite e sostenibili.

 

Elisa Teppa

e.teppa@slowfood.it

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