Salviamo il pianeta…ogni giorno!

mercatoLe previsioni su come i cambiamenti climatici cambieranno il destino dell’umanità sono sotto gli occhi di tutti e proprio in questi giorni la discussione su cosa e come fare per arginare i danni di ciò che l’uomo stesso ha messo in moto in nome di un’economia globale e miope sono al centro dell’agenda politica mondiale, mobilitando milioni di persone in tutto il mondo. Domenica, in una meravigliosa atmosfera rovinata solo dall’eco degli scontri di Parigi, solo a Roma eravamo 20.000 alla Marcia per il Clima. Migliaia di persone consapevoli che hanno alzato la loro voce e che ora attendono con grande ansia le decisioni che saranno prese in questi dieci giorni parigini. Questa è la nostra ultima occasione per cambiare e garantire un futuro al nostro pianeta e alle nuove generazioni. Con l’appello Non mangiamoci il clima vogliamo chiedere ai rappresentanti dei paesi e delle istituzioni internazionali di prendere in seria considerazione il ruolo decisivo e centrale del cibo e dell’agricoltura, al momento lasciati ai margini della discussione. La produzione del cibo rappresenta sia una delle principali cause che una delle vittime del cambiamento climatico, e potrebbe diventare, al contrario, una delle soluzioni.

Le conseguenze di questo sistema iperproduttivistico sono molte, prima fra tutte lo spreco di cibo in tutte le fasi della filiera. Ogni anno, nel mondo, circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo (che corrispondono a un terzo degli alimenti prodotti) vengono sprecati: una catena che inizia nei campi e negli allevamenti, continua lungo la fase di trasformazione e commercio, e termina nelle nostre cucine. La quantità di sprechi alimentari ha un costo elevato, in termini ecologici, economici, etici e culturali. Il paradosso più stridente di questo sistema è che, da un lato, la quantità di cibo prodotta nel mondo supera il necessario (potrebbe sfamare addirittura 12,5 miliardi di persone), ma dall’altro, 800 milioni di persone continuano a soffrire la fame. La soluzione, quindi, non è l’aumento produttivo, ma un sistema completamente diverso: di produzione, distribuzione e accesso al cibo. Per affrontare il problema del riscaldamento climatico, è essenziale che i governi rinnovino e rafforzino il loro impegno per limitare le emissioni, ma non è sufficiente: è necessario cambiare radicalmente paradigma – economico, sociale e culturale – e promuovere una nuova agricoltura, sostenibile e rispettosa dell’ambiente.

Per invertire davvero la rotta però è fondamentale che tutti noi prendiamo consapevolezza del problema e inneschiamo un radicale cambiamento nei nostri stili di vita alimentari e nel nostro modo di acquistare.

Proprio per questo Slow Food Italia ha posto al centro del dibattito politico il tema del cibo quotidiano declinato in tutte le sue forme, perché tutti prendiamo coscienza che è possibile mangiare in modo buono, pulito e giusto rispettando la natura ogni giorno. Come? Facendo la spesa ai Mercati della Terra, rispettando il ciclo delle stagioni, aderendo al GAS più vicino a noi. Insomma, scoprendo le storie di tutti quei produttori locali che lavorano instancabilmente per produrre il nostro cibo. Molti i progetti dell’associazione sul territorio anche per migliorare l’alimentazione nelle scuole, per ridurre il consumo di suolo e ribadire il nostro no a Ogm e TTIP. Cambiare si può e si deve, un pezzettino alla volta, tutti i giorni. Fallo con noi. Uniti possiamo fare la differenza: facciamo sentire la nostra voce a Parigi!

Francesca Rocchi

vicepresidente Slow Food Italia

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