Referendum trivellazioni, il governo non abbia paura del voto

Logo-No-trivelleLo scorso 19 gennaio la Corte Costituzionale ha dato il via libera al referendum sulla durata delle attività petrolifere entro i 12 km dalla costa. Si tratta dell’unico quesito superstite tra i sei che a settembre 2015 erano stati presentati in Cassazione dai rappresentanti di dieci Consigli regionali.

Noi abbiamo già ricostruito l’intera vicenda che ha portato al referendum, compresa la contestata decisione del ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi di firmare 326 autorizzazioni all’esplorazione petrolifera lungo l’intero arco della penisola italiana: una scelta che mette a rischio bellezze paesaggistiche, aree costiere ed economie locali in nome di un investimento improduttivo e pericoloso per l’ambiente.

Ora il governo deve fissare la data della consultazione popolare: abbinare il referendum al primo turno delle elezioni amministrative 2016 permetterebbe ai cittadini di risparmiare ben 300 milioni di euro, per questo un gruppo di parlamentari ha promosso una mozione che chiede l’accorpamento del voto referendario a quello che porterà all’elezione dei sindaci di 1.343 comuni, tra i quali Roma, Milano, Napoli e Torino.

Facciamo allora il punto della situazione riportando le ragioni di chi si sta battendo per una scelta che permetterebbe di assicurare il massimo risparmio e la più ampia partecipazione dei cittadini a una scelta che riguarda il futuro di tutti noi.

«Il governo può decidere l’election day con un provvedimento ma ha paura del voto dei cittadini contro le sue scelte petrolifere. Spero che le Regioni che hanno chiesto il referendum si rivolgano al presidente Mattarella, massimo garante delle nostre istituzioni. Partecipazione e risparmio possono essere centrati solo abbinando il voto del Referendum sulle trivellazioni al primo turno delle amministrative 2016, si può evitare così uno spreco di 300 milioni di euro» dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro dell’Ambiente e presidente della Fondazione UniVerde alla conferenza stampa organizzata dalla Fondazione UniVerde, in collaborazione con i parlamentari firmatari della mozione (a prima firma della deputata di Sinistra Italiana Serena Pellegrino) che propone l’accorpamento del voto referendario sulle trivellazioni con il primo turno delle elezioni amministrative.

«Il governo presieduto da un esponente di un partito denominato “democratico” ha il dovere di garantire la più ampia partecipazione dei cittadini al voto e, nell’ottica della razionalizzazione e della riduzione delle spese dettate della “spending review”, ha il dovere di risparmiare denaro pubblico in vista delle prossime elezioni. Questi due obiettivi, partecipazione e risparmio, possono essere raggiunti solo abbinando il voto del referendum al primo turno delle elezioni amministrative 2016, risparmiando oltre 300 milioni di euro che sarebbero invece spesi nel caso tali consultazioni si svolgessero in giorni diversi» dichiarano i partecipanti.

Per raggiungere questo obiettivo «abbiamo presentato una mozione – dichiara l’on. Serena Pellegrino -, firmata da un deputato di maggioranza, l’on. Angelo Capodicasa, per abbinare l’election day con il referendum. Alfano ieri al question time ha detto che ci sono le strade per l’election day e perché questo accada bisogna produrre una norma. È altrettanto evidente che questo governo teme il referendum e al contrario vuole trovare una norma per disinnescare la competizione referendaria. Abbiamo messo con le spalle al muro Alfano denunciando che dal momento che si è messa mano all’architettura istituzionale, abolendo le Province, non è giustificabile sprecare 300 milioni di euro dei cittadini».

Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza, ha ribadito la necessità di «superare gli ostacoli tecnici per consentire democraticamente ai cittadini di esprimere il proprio voto. Per questo è indispensabile un impegno da parte dei parlamentari e delle Regioni».

«Con due sentenze – spiega Enzo Di Salvatore, costituzionalista e autore dei quesiti referendari – la Corte Costituzionale ha ammesso il quesito sulle trivellazioni marittime. In merito agli altri due quesiti era necessario sollevare il conflitto di attribuzione da parte delle Regioni. La sentenza sarà comunicata a tutte le istituzioni entro il 7 febbraio. A quel punto, il Capo dello Stato deve indire una data. Già dal prossimo Consiglio dei Ministri credo che sarà presa una decisione e, come diceva il ministro Alfano, verrà fatta una norma ad hoc. Mi auguro cresca il numero di adesioni dei parlamentari alla mozione già presentata. È importante che sia più trasversale possibile e diventi un vero comitato attivo nella campagna referendaria».

Per l’on. Angelo Capodicasa: «È opportuno chiedere la più ampia partecipazione dei cittadini».

«Ci aspettiamo – afferma l’on. Marco Baldassarre – che la mozione venga calendarizzata il prima possibile. Bisogna fare più informazione e coinvolgere tutti i partiti. I 300 milioni di euro potrebbero essere risparmiati e investiti in servizi per i cittadini».

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