Quanto è moderno il vecchio mercatino

Il commercio di prossimità e l’agricoltura urbana rappresentano senza dubbio un simbolo e una testimonianza di un approccio rinnovato e innovativo al cibo, di un modo alternativo di intendere il commercio e il rapporto tra produttore e consumatore e senza dubbio anche uno strumento di informazione, conoscenza e diffusione di consapevolezza.

In un momento storico in cui, con l’affacciarsi di tecnologie sempre più avanzate, anche il commercio sembra progressivamente prescindere da ogni intermediazione umana, parallelamente sta crescendo un modello che pone al centro la relazione diretta tra i due estremi della filiera, la conoscenza diretta.

Attenzione però a non considerarlo un movimento passatista nostalgico dei bei tempi andati. Non solo perché non è così, ma anche perché va sottolineato un aspetto fondamentale di questo approccio alternativo all’economia alimentare: secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, le realtà dei mercati di vendita diretta, gli agriturismi con punto vendita, i gruppi di acquisto, fino ad arrivare agli orti urbani produttivi, rappresentano un potenziale giro d’affari di oltre 5 miliardi di euro.

È chiaro che i numeri non sono paragonabili a quelli della grande distribuzione organizzata, ma è altrettanto indubbio che qui non si parla di poesia ma di economia reale, diretta, diffusa, capillare.

Perché è questa in fondo la grande forza della vendita diretta: oltre a consentire un contatto personale tra produttore e cittadino, fatto di per sé importantissimo per il miglioramento di tutta la filiera, le economie che si generano sono di straordinario valore per un comparto come quello agricolo in cui i produttori, specialmente quelli di piccola scala, subiscono le speculazioni e le forzature del mercato. Un comparto che, per avere futuro, ha quanto mai bisogno dell’alleanza tra produttore e cittadino.

Per un agricoltore, avere accesso alla vendita diretta significa in primis strappare prezzi migliori a fronte di una spesa che resta invariata per il consumatore, e consente al contempo di promuovere il proprio lavoro e la propria filosofia. D’altra parte, i cittadini sono sempre più esigenti in termini di informazione e di attenzione alla qualità e dunque la possibilità di relazionarsi in maniera diretta con chi ci sta vendendo il cibo è un’occasione che si cerca con sempre maggiore frequenza.

Non a caso questo movimento è in forte espansione. Solo la Fondazione Campagna Amica organizza oggi 1200 mercati di vendita diretta, ai quali si aggiungono i Mercati della Terra di Slow Food e tutti gli altri luoghi di incontro diretto tra contadini e cittadini. Iniziative che coinvolgono milioni di persone in un percorso di scoperta, di salute e di partecipazione.

È in questi luoghi che prende sostanza la salvaguardia e la promozione della straordinaria biodiversità italiana. Si può dire che la comunità dei coproduttori, ossia di coloro che scelgono di essere cittadini responsabili e attivi nei confronti delle proprie abitudini alimentari, stia diventando una realtà preponderante nel nostro paese.

E dopo tutto non c’è da stupirsi, perché le società capitaliste globalizzate in cui viviamo stanno riducendo moltissimo lo spazio per l’interazione e la creazione di comunità e dunque queste opportunità di sperimentare modelli alternativi acquisiscono ulteriore importanza e centralità.

I mercati contadini diventano luoghi di aggregazione e di scambio, ma anche di sviluppo oltre che di commercio. Perché dove si crea economia locale si rigenera un intero settore e si dà nuova linfa al comparto agricolo di prossimità. Solo così è pensabile un ritorno alla terra da parte dei giovani perché solo così è possibile dare la giusta soddisfazione a chi produce.

Per incidere su un sistema alimentare che oggi è ingiusto e che impoverisce i contadini, noi cittadini possiamo e dobbiamo mettere in campo un potere tutt’altro che trascurabile, quello delle scelte di consumo. E allora sarà decisivo decidere di comprare nei mercati a vendita diretta invece che negli ipermercati, farà la differenza costruire relazioni continuative con i produttori del territorio per poter conoscere a fondo ciò che mangiamo e sapergli dare il giusto valore. Il commercio di prossimità ci offre una straordinaria opportunità per essere cittadini attivi e responsabili.

 

Carlo Petrini

da La Repubblica del 6 giugno 2018

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