Quando la Comunità coopera crea economia

Da quando abbiamo avviato, nel 2013, il progetto degli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino è subito emerso, dalle testimonianze e nelle analisi elaborate dai tavoli di lavoro, la funzione potremmo definire armonica delle Cooperative di Comunità nei progetti di sviluppo delle aree interne.

Appennini

La flessibilità nella composizione (le cooperative possono essere di lavoro, di utenza, sociali o miste) e nell’ambito di azione (dal commercio alla tutela ambientale, dai servizi socio assistenziali alle attività agricole) oltre al significato etico insito nella formula mutualistica, fanno delle Cooperative di Comunità uno tra gli strumenti più funzionali al superamento e alla soluzione dei problemi dei borghi e delle popolazioni appenniniche.

Lo scopo di questa tipologia di Cooperative, nate a partire dalla seconda metà degli anni 2000, è infatti quello di “produrre vantaggi a favore della comunità”. Sono costituite da cittadini, ma possono accogliere tra i soci anche le organizzazioni del terzo settore e gli enti pubblici e nascono da una iniziativa “popolare”, sono cioè riconosciute dall’intera comunità attraverso iter di partecipazione. È evidente che in tale scenario il ruolo delle amministrazioni locali, dei Comuni in particolar modo, è fondamentale: nei piccoli centri appenninici esiste ancora un legame molto stretto tra amministrazione e comunità, ed è attraverso questo rapporto virtuoso che è possibile ideare e realizzare progetti “dal basso” anche, ad esempio, grazie all’utilizzo di strutture e beni pubblici messi a disposizione per la loro attuazione.

Assemblea nazionale dei sindaci e degli amministratori

Non a caso questo aspetto del ruolo di sindaci e amministratori dei piccoli borghi montani della dorsale sarà al centro della prima Assemblea nazionale convocata da Slow Food Italia, che si terrà a Castel del Giudice dal 21 al 23 ottobre prossimi.CastelInstagram

Le Cooperative di Comunità in Italia al dicembre 2014 erano 24, distribuite in 8 regioni. Quanto alla normativa che le regola, si fa riferimento alle disposizioni generali in materia di società cooperative ma sono state riconosciute da specifiche leggi regionali in Puglia, Emilia Romagna, Basilicata e Liguria, Lombardia, Toscana, Abruzzo (Puglia, Abruzzo e Basilicata hanno anche istituito uno specifico albo regionale).

Nello specifico gli ambiti d’intervento nei quali possono operare sono: gestioni commerciali, servizi socio-assistenziali e di pubblica utilità, tutela dell’ambiente, attivtà agricole, forestali e di allevamento, recupero di mestieri e produzioni tradizionali, servizi e gestioni turistiche, produzione di energie rinnovabili, servizi di comunicazione.

Un ampio spettro di azione che può rappresentare per le popolazioni del nostro Appennino una grande opportunità non solo per gli aspetti economici e imprenditoriali (a carattere mutualistico) che ovviamente rappresenta, ma anche per sua la valenza sociale: progettualità condivisa, rafforzamento delle reti di relazione intergenerazionale, contrasto all’esodo con particolare riferimento ai giovani.

Sonia Chellini
s.chellini@slowfood.it

Foto 1 Vita.it

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