Quando il pollo costa meno dei peperoni

Oggi al supermercato un pollo economico si paga al chilo meno dei peperoni. Ma come fa a costare così poco?

Nel 1961 in Italia si mangiavano circa 30 kg di carne l’anno pro-capite; nel 2009, secondo gli ultimi dati Fao, ne mangiavamo più di 90. Per soddisfare questa crescente richiesta, si sono diffusi gli allevamenti industriali, che hanno come principale obiettivo la massimizzazione dei profitti al minimo costo e utilizzando il minimo spazio. Per nutrire, in regime di allevamento intensivo, le poche razze animali selezionate, un terzo del terreno arabile nel mondo è impiegato in monocolture di cereali, che sottraggono spazio alla coltivazione per l’alimentazione umana e locale. Le monocolture richiedono fertilizzanti e pesticidi, dannosi per acqua, suolo, aria e insetti impollinatori. In totale si stima che l’allevamento industriale sia responsabile del 18% del riscaldamento globale.

Questi dati sono pubblicati nel Meat Atlas (Atlante della carne), una pubblicazione, presentata nei giorni scorsi a Bruxelles, a cura della Onlus Friends of the Earth e della Fondazione Heinrich Böll. E proprio in queste settimane, la Commissione europea sta preparando una Comunicazione sulla sostenibilità del sistema alimentare che, nei prossimi anni, orienterà le proposte della Commissione sul tema.

Se si parla di sostenibilità dobbiamo ragionare in modo olistico. Come scrivono Carlo Petrini e Ursula Hudson (presidente di Slow Food Germania) nel loro intervento nel Meat Atlas, noi tutti possiamo diventare co-produttori, ovvero consumatori consapevoli, capaci di scegliere il cibo sulla base del suo vero valore e non solo dell’immagine o del prezzo basso. Per farlo basterebbe parlare con il nostro macellaio, comprare quando possibile direttamente dai produttori, chiedere informazioni sull’origine dei prodotti e le tecniche di produzione. E poter leggere etichette chiare, con informazioni sulla tracciabilità di tutta la filiera di allevamento.

Marta Messa
m.messa@slowfood.it

Da Sostiene Slow Food, La Stampa del 27 gennaio 2014

 

 

 

 

 

 

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio
comments powered by Disqus