Quali gli effetti del cambiamento climatico in Italia?

Oggi a New York, proprio durante il primo giorno di autunno  astronomico, si terrà la conferenza Onu sui cambiamenti climatici. Purtroppo i dati che riguardano il clima non sono rassicuranti. L’estate appena passata è risultata a livello globale la più calda di sempre, con una temperatura media degli oceani e della terraferma superiore di 0,71 gradi centigradi alla media del ventesimo secolo. La Coldiretti ha fatto partire perciò un’analisi che si è mobilitata per le azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, sulla base dei dati catalogati nell’archivio del National Climatic Data Centre (Noaas) dal 1880.

A livello mondiale i dati raccolti mostrano che è stato battuto – sottolinea la Coldiretti  – il precedente record che risale all’estate del 1998 e che si conferma la tendenza  al surriscaldamento del pianeta con una forte accelerazione negli ultimi decenni. In Italia la situazione quest’anno – continua la Coldiretti – è stata diversa: l’estate 2014 è risultata solo al 38esimo posto tra le più calde dal 1800 con appena 0,3 gradi in più rispetto alla media del periodo di riferimento 1970-2000 dell’Isac-Cnr.

Tutti questi cambiamenti hanno conseguenze non indifferenti su alcune colture tradizionali italiane. Negli ultimi anni i terreni agricoli dello Stivale hanno dovuto subire eventi che si possono definire estremi, come sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, aumento dell’incidenza di infezioni fungine e riduzione della riserve idriche, che rendono difficile agli agricoltori una programmazione delle semine e della raccolta.

Chi sente di più il peso di questi eventi anomali è l’agroalimentare italiano, in primis il vino, una delle produzioni simbolo del Paese, che negli ultimi trent’anni ha visto aumentare di un grado la sua gradazione, ma non solo.

Ma anche la coltivazione dell’olivo si è dovuta spostare più a Nord per far fronte alle temperature sempre più alte, arrivando praticamente a ridosso delle Alpi. Lo stesso è accaduto alle coltivazioni di pomodoro e di grano duro, colture tipicamente mediterranee che, a oggi, vengono prodotte per circa la metà nella Pianura Padana.

L’effetto dei cambiamenti climatici, però, non interessa solo le materie prime, ma anche i prodotti finiti e le loro varie fasi di lavorazione; si pensi ad esempio alla stagionatura dei salumi, all’affinamento dei formaggi oppure all’invecchiamento del vino, tutti processi delicati che, per via del surriscaldamento globale, sono seriamente compromessi.

Che fare? Sicuramente le decisioni sono politiche e coinvolgono multinazionali e istituzioni, ma anche noi nel nostro piccolo possiamo influenzare il cambiamento. Ecco i nostri 10 consigli per contribuire a mitigare i cambiamenti climatici in atto  
A cura di Margherita Barile
m.barile@slowfood.it

Fonte: Agrapress
Foto: Wikimedia Commons,  Veduta da Castelrotto con uliveti e vigneti verso: Pedemonte, Arbizzano, Cengia, Campagnole, Quar e Montericco

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio
comments powered by Disqus