Profumo d’arancio. Il sogno di Pietro ha fatto rifiorire una valle

Stiamo ripercorrendo insieme i trent’anni di Slow Food in Italia, attraverso il ricordo di chi ha fatto la storia dell’associazione. Voci storiche e voci nuove si intrecciano per raccontarci com’è cambiata Slow Food e come cambierà in futuro: questa è la storia di un giovane che ha creduto alla forza di una tradizione e superando scetticismi e difficoltà. Anche grazie alla Chiocciola.

Vallebona, nell’Imperiese, è una di quelle piccole e strette valli liguri che partendo dal mare si arrampicano verso le montagne, con una strada tortuosa che percorre il fondovalle e le pareti delle colline ricoperte di terrazzamenti in pietra a secco, fino a pochi decenni fa coltivati ad aranceti – in particolare alberi di arancio amaro – ed erbe aromatiche come lavanda, timo, rosmarino e rose.

Del resto non siamo poi così distanti dalla Francia e da Grasse e, come in altre cittadine vicine al confine, anche in Vallebona si era saldamente affermata la tradizione di distillare acque profumate e oli essenziali per la cosmesi. È da questa realtà che viene Pietro Guglielmi, un giovane oggi poco più che trentenne che ormai da anni ha deciso di pensare il suo futuro su queste terre.

«Avevo anche provato a fare altro», ammette sincero, «per un po’ ho fatto il pompiere, il vivaista, addirittura l’impiegato al Villaggio Olimpico nel 2006, ma mi sono reso conto che soffrivo lontano dalla terra, e che comunque prima o poi sarei tornato a fare il contadino. Dico tornato, in quanto l’agricoltura faceva già parte della storia della nostra famiglia». Ma non un’agricoltura qualunque: «In particolare la mia passione sono i fiori d’arancio, per generazioni l’occupazione principale dei Guglielmi, che conducevano una distilleria artigianale. Purtroppo nel 1984 l’attività ha chiuso a seguito di un inverno impietoso, che con una gelata tremenda aveva fatto morire tutti gli alberi. L’attività non aveva la forza di sopravvivere a una perdita del genere, soprattutto considerando la concorrenza degli aromi artificiali, molto meno costosi e sempre più intensi».

E pensare che fino agli anni Cinquanta l’economia della valle aveva il suo punto di forza proprio sulla coltivazione e la distillazione dei fiori d’arancio, che oltre a generare un notevole indotto venivano usati in queste zone per la preparazione delle “Bugie”, i dolci di carnevale che qui in realtà si gustano in occasione di tutte le feste dell’anno, oltre a essere ingrediente fondamentale per diversi rimedi casalinghi contro i dolori di stomaco. La preparazione dei fiori è un lavoro in passato svolto per lo più dalle donne che non dovevano seguire i lavori nei campi, dotate di mani piccole con cui riuscire a lavorarli con cura e dolcezza.

I fiori raccolti vengono depositati nel recipiente di estrazione dove vengono passati in corrente di vapore che porta all'estrazione dell'essenze dei fiori. In questa fase attraverso il vapore vengono estratti sia acqua che olio di fiori, la condensazione del vapore successivamente va a colare nel vaso fiorentino dove poi avverrà la separazione tra olio e acqua a causa del differente peso specifico delle due sostanze - Presidio dell'Acqua di Fiori d'Arancio Amaro, Liguria, Vallebona (provincia di Imperia)
I fiori raccolti vengono depositati nel recipiente di estrazione dove vengono passati in corrente di vapore che porta all’estrazione dell’essenze dei fiori. In questa fase attraverso il vapore vengono estratti sia acqua che olio di fiori, la condensazione del vapore successivamente va a colare nel vaso fiorentino dove poi avverrà la separazione tra olio e acqua a causa del differente peso specifico delle due sostanze – Presidio dell’Acqua di Fiori d’Arancio Amaro, Liguria, Vallebona (provincia di Imperia)

«Se dovessi dire che cosa mi ha spinto a tornare alla terra, ammetterei senz’altro la voglia di bellezza, che in questa valle non manca. Anche se, detto tra noi, non è stato un percorso così semplice. Quando ho parlato per la prima volta in famiglia di questa mia idea mio padre mi ha dato del matto, tanto per cominciare, perché in quegli anni in tutta la valle non era rimasto neanche un arancio amaro dal quale partire per poter iniziare a fare gli innesti». Ma come avrete capito anche voi, Pietro è determinato e non si è certo lasciato scoraggiare da questo “lieve” contrattempo. «Per trovare la varietà che mi serviva sono andato oltreconfine, a Mentone, e sono tornato a casa con quel primo investimento, abbastanza cospicuo in effetti. A quel punto mio padre ha dovuto mettere da parte il suo scetticismo e mi ha insegnato a fare gli innesti e metterli a dimora, specificando che da quel momento sarebbero stati una mia responsabilità, forse non del tutto convinto che sarebbero potuti diventare davvero la mia attività principale. Anche perché occorrono circa dieci anni affinché un aranceto sia produttivo a pieno regime. Ma se c’è una cosa che non mi manca è la risolutezza, o testa dura che dir si voglia. Avevo 23 anni e un sogno per cui valeva la pena lottare, anche se nella valle forse non tutti avevano compreso il perché di questa mia scelta».

Il primo raccolto arriverà nel 2007, stesso anno in cui Pietro, dopo essere andato ad aggiornare la propria tecnica a Grasse, riavvia la distilleria di famiglia apportando le innovazioni tecnologiche appena imparate. «Questa esperienza mi ha insegnato molto, ma soprattutto a fare rete. Ho capito che nonostante la buona volontà e l’impegno, i sogni di un singolo ragazzo di vent’anni purtroppo possono avere strada breve. Per questo è importante aprirsi al mondo, e per me è stato fondamentale che la mia micro-azienda diventasse un Presidio Slow Food, ad esempio. Oggi il mio obiettivo è far sì che le coltivazioni di arancio tornino nella valle, che la tradizione artigiana della distillazione torni a essere una risorsa economica, che venga recuperato il paesaggio di aranceti che ha fatto la storia di questa valle anche preservandola dai dissesti e dalle frane. Per me questo significa voler bene alla terra e contribuire attivamente a rendere sano e bello il territorio in cui vivo. Ho pressappoco la stessa età di Slow Food, sarà stato un segno!».

 

Alessia Pautasso

a.pautasso@slowfood.it

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio
comments powered by Disqus