Prima di Slow Food. Un viaggio alle origini della Chiocciola

Stiamo ripercorrendo insieme i trent’anni di Slow Food in Italia, attraverso il ricordo di chi ha fatto la storia dell’associazione. Questa volta abbiamo tracciato un ricordo delle esperienze che hanno portato alla fondazione insieme a due nomi storici della Chiocciola, Grazia Novellini e Azio Citi.

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Carlo Petrini a Canté i’euv

Una Chiocciola non nasce in un giorno, né si mette in viaggio per caso. Quella di Slow Food, poi, racchiude nel suo guscio tante storie che parlano di lotte, di amicizie e di legami intrecciati in una piccola cittadina del Basso Piemonte, la capitale del Roero. Qui, a Bra, incomincia anche la storia di Carlo Petrini, nato un 22 giugno del 1949 da mamma maestra e papà ferroviere: la sua levatrice è una certa Madama Gola, un cognome che – scherza lui stesso – faceva presagire molto.

«Nelle famiglie piemontesi, anche in quelle operaie, il cibo è qualcosa di sacro. Qui la campagna è molto vicina, tutti hanno uno zio che porta le uova o un nonno che fa il vino» sottolinea Grazia Novellini, colonna della casa editrice di Slow Food oltre che battagliera cronista di vicende braidesi. In casa Petrini, però, la passione sociale arriva prima di quella gastronomica: «Nel 1968 un’alluvione colpì diversi territori della regione, dalla val Belbo al Biellese. Carlo organizzò un pullman per portare qualche aiuto a Incisa Scapaccino, nell’Astigiano. Era un’occasione per dare una mano e per stare insieme».

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Azio Citi e Carlo Petrini

Il futuro fondatore di Slow Food è già presidente di un’associazione cattolica, braccio giovanile della San Vincenzo. Mette in piedi raccolte di vestiti usati ispirandosi a un modello ancora sconosciuto in Italia, quello della Comunità Emmaus. Nelle iniziative di solidarietà coinvolge molti coetanei, come il suo amico Azio Citi: «La San Vincenzo – ricorda – fu la prima esperienza associativa. In pochi anni, attirando le simpatie di molti non credenti con le nostre attività sociali, costruimmo il nucleo più grande del Piemonte».

In anni di contestazione, però, nelle vecchie appartenenze ci si trova stretti. Il vento della protesta soffia dalle università americane alla Sorbona di Parigi e qualche refolo arriva fino a Bra, dove gli ex ragazzi della San Vincenzo hanno aperto il circolo Leonardo Cocito. Oltre all’ambizione di costruire un’alternativa a sinistra, il circolo coltiva parecchi interessi culturali: promuove un festival jazz, ospita spettacoli teatrali di Dario Fo e di uno sconosciuto comico toscano, Roberto Benigni. Nel 1974, dopo il referendum sul divorzio, iniziano le uscite del periodico In Campo Rosso, mentre l’anno successivo apre i battenti Radio Onde Rosse, la prima emittente politica in Italia. «Trasmettevamo con un vecchio apparecchio americano a valvole risalente alla guerra di Corea. La prima canzone che mandammo fu Pablo di De Gregori» spiega Azio. Il segnale non arrivava a più di quattro o cinque chilometri di distanza e le trasmissioni, semiclandestine, verranno interrotte due volte per ordine del pretore: «Dopo qualche anno la nostra frequenza la acquistò un imprenditore che si era buttato nell’editoria radiotelevisiva. Era Silvio Berlusconi».

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Locandina dell’edizione 1980 di Canté i’euv

Tra una riunione e un volantinaggio c’è tempo per qualche bottiglia di buon vino, anche se nessuno immagina di darsi all’enogastronomia: «Come tutti noi Carlo non aveva certo gusti da gourmet, – precisa Grazia – ma ci piaceva mangiare in compagnia». Il sassolino che scatena la valanga è la partenza di Cantè i’euv, una rassegna folkloristica ispirata all’antica usanza piemontese di andare di cascina in cascina, nel periodo quaresimale, a chiedere qualche uovo e un bicchiere di vino.

Il festival, specie nelle prime tre edizioni dal 1979 al 1981, diventerà una delle kermesse di musica popolare più importanti d’Europa e il vero punto di svolta per il gruppo di Petrini. Per pagare i costi dell’organizzazione, infatti, si incomincia a vendere vini per corrispondenza, sfruttando quei contatti con i vignaioli creati mentre si andava a “cantare le uova”: «Nacque così la Libera e Benemerita Associazione Amici del Barolo con il suo catalogo di vini, che univa le schede tecniche alla narrazione, anticipando in piccolo l’intuizione della guida Vini d’Italia».

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Logo originale di Arci Gola

Non è solo un altro degli “elefanti di Carlin”, come gli amici definiscono le idee ambiziose e folgoranti che Petrini sforna a ripetizione, è qualcosa di più. Anche grazie alla rete di relazioni tessuta all’interno dell’Arci, di cui è ormai dirigente nazionale, viene a crearsi una vera struttura. Non tutti sono d’accordo, come dimostra la celebre polemica che nell’autunno del 1982 oppone i braidesi al direttivo dell’Arci di Montalcino: reduci da un pranzo scadente nella locale Casa del Popolo, i futuri arcigolosi scrivono «noi pensiamo che sia ora di finirla con i compagni che si improvvisano cuochi e camerieri o perlomeno, se tali sono i loro intendimenti, debbono specializzarsi, a maggior ragione se chiedono un compenso». I toscani non ci stanno e rispondono per le rime, invitando Petrini a un dibattito che ha luogo pochi mesi dopo, mentre la neonata Arci Gola muove i primi passi: nessuno lo sa ancora, ma anche quello sarà uno dei sassolini che innescano la valanga.

Tre anni più tardi la rete dei buongustai è pronta a costituirsi in associazione autonoma, staccandosi dall’Arci: il congresso fondativo si tiene alla tenuta di Fontanafredda, nelle Langhe, tra il 26 e il 27 luglio 1986. Quel nome inglese, “slow food”, comincerà a circolare in seguito, coniato secondo la leggenda dal papà del Gambero Rosso Stefano Bonilli insieme allo stesso Petrini. Il resto, come si dice in questi casi, è storia.

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

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