Preferite mangiare uova Gm o eliminare i maschi “inutili”?

Ecco la domanda apparsa qualche giorno fa sul Guardian con un articolo che – immaginerete – ci ha incuriosito assai. E ve lo proponiamo. Iniziamo subito con il dirvi che già la domanda di partenza ci lascia di sasso, possibile che non si possa tenere in considerazione una terza (o quarta, o quinta) via?
Ma andiamo con ordine. In effetti la riflessione – e conseguente ricerca – parte da presupposti più che condivisibili. L’industria alimentare di uova ha bisogno solo di pulcini femmine, i maschi vengono scartati e quindi eliminati un paio di giorni dopo la schiusa. Si parla di metodi “umani” perché la morte sopraggiunge istantaneamente. Perdonate l’ipocrisia ma preferisco non soffermarmi nei dettagli.

Il fatto è che non si può stabilire in anticipo (forse il pendolo sul guscio non funziona) il sesso del nascituro e quindi l’industria è “costretta” a eliminare i maschi che diventano in pratica scarti di produzione. Che fare? Ovviamente un team di ricerca dell’australiana Charles Sturt University in collaborazione con un gruppo di ricerca del Dipartimento all’Agricoltura degli Stati Uniti (what a surprise) ha la risposta che stavamo tutti aspettando: polli geneticamente modificati. E in effetti, perché non averci pensato prima? «Se lo studio avrà successo – annuncia orgoglioso il capo team Nigel Urwin nel suo pezzo pubblicato sul Guardian – il sesso del pulcino potrà essere determinato esaminando le uova con un laser. Le uova contenenti pulcini maschi potranno, quindi, essere eliminate durante l’incubazione attraverso un semplice procedimento automatico».

Certo, niente di più facile anche se: «tutti gli alimenti e gli organismi geneticamente modificati devono essere rigorosamente testati, per valutarne la sicurezza e i rischi, soprattutto va arginato il timore che una volta liberi nell’ambiente i geni dei polli Gm possano trasferirsi in specie native». Già, possiamo risolvere il problema delle bestioline considerate e trattate come scarti utilizzando l’ingegneria genetica e incrociando le dita (oltre che i geni) nella speranza che la nuova specie di polli Gm non si mischi con le altre. Il ricercatore – giustamente dal suo punto di vista per carità – dichiara sereno che non avrebbe nessun problema a mangiare le uova Gm: «Se l’aspetto e il sapore delle uova fossero gli stessi, perché non mangiarle? Viviamo in un mondo imperfetto, e il modo in cui produciamo le uova deve cambiare. Dobbiamo migliorare l’efficienza economica del procedimento e il benessere dei polli. La domanda, pertanto, sembra essere: vogliamo distruggere miliardi di piccolissimi pulcini ogni anno, o (se si può) vogliamo accettare una linea di galline geneticamente modificate?». Noi invece ci chiediamo fino a quando riusciremo a sostenere gli imperativi del mercato facendo i conti con queste condizioni.

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it
Fonte Guardian.com
In foto: Presidio Slow Food delle uova azzurre
 

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