Il pollo non è fatto di solo petto

All’inizio del Novecento, Henry Ford creò la catena di montaggio ispirandosi ai nastri trasportatori dei mattatoi di Chicago, la capitale americana della macellazione. A più di un secolo di distanza, la produzione standardizzata sopravvive proprio dov’era incominciata, nell’industria della carne.

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Oltre il 95% della carne consumata proviene da allevamenti industriali che contribuiscono per il 14,5% alle emissioni globali di gas serra. Basti dire che produrre un solo chilo di manzo costa ben 36,4 kg di CO2, l’equivalente di 250 km percorsi in automobile, e non meno di 15mila litri d’acqua.

Se i ritmi di consumo sono insostenibili per l’ambiente, lo sono anche per l’agricoltura. Gli allevamenti-fabbriche, infatti, assorbono le risorse di circa 3,5 miliardi di ettari di terreno, ossia il 70% della superficie coltivabile nel pianeta.

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È evidente come il pianeta non possa reggere a lungo la pressione di questa megamacchina, specie se pensiamo che, di qui al 2050, secondo la Fao i consumi di carne sono destinati a raddoppiare. Per diversificare la nostra dieta non servono sforzi, basta riscoprire le proteine presenti in tanti alimenti vegetali – come i legumi.chicken_plate2

Impariamo poi a variare tra i diversi tagli di carne, valorizzando tutto l’animale ed evitando, così, gli sprechi: un bovino non è fatto solo di “bistecche” e nel pollo non c’è solo petto. Inoltre è utile e salutare ridurre i consumi di prodotti industriali, acquistando invece carni di animali nutriti in modo sano e allevati nel rispetto del loro benessere. Mangiare meno carne serve per poterne mangiarne tutti, ma soprattutto per mangiare meglio.

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Carlo Petrini
c.petrini@slowfood.it

da Il Fatto Quotidiano

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