Poggi, Fivi: «Ancora una volta mancano le soluzioni pensate per le piccole aziende»

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Matilde Poggi, presidente Fivi

Dal 1 maggio di quest’anno entrerà in vigore l’obbligo di adottare il sistema dematerializzato dei registri vitivinicoli. Un cambiamento che nelle intenzioni del normatore dovrebbe agevolare le operazioni amministrative. E quindi ridurre i labirinti burocratici che asfissiano il settore primario. Non tutti però sono convinti che questa sia la soluzione ottimale: in molti prevedono ulteriori difficoltà soprattutto per chi, tra le strutture aziendali di piccole dimensioni, fa fatica a stare dietro agli adempimenti richiesti. Ecco che abbiamo voluto spiegare che cosa si intenda esattamente per dematerializzazione dei servizi e chiedere un parere ai diretti interessati.

Oggi abbiamo intervistato Matilde Poggi, presidentessa della Federazione italiana vignaioli e indipendenti (Fivi). Se avete perso l’intervista ad Andrea Kihlgren, titolare dell’Azienda Agricola Santa Caterina di Sarzana (Sp), leggetela qui, mentre domani ci aspettano i giovani viticoltori dell’associazione SoloRoero composta da Luca Faccenda (azienda agricola Valfaccenda a Canale), Alberto Oggero (dell’omonima cantina tra Canale e Santo Stefano Roero) e i fratelli Emanuele ed Enrico Cauda (Cascina Fornace).

Matilde, quali sono le difficoltà maggiori di questo nuovo regime di registrazione telematico?

Condivido con voi gli umori che ho sentito all’interno della Fivi, dove una quelle questioni aperte più spinose riguarda l’efficienza tecnica del sistema in sé. Pare ci sia ancora qualche problemuccio con il Sian (il portale telematico su cui bisogna registrare i movimenti della cantina [Ndr]), come testimonia chi lo usa già per registrare i movimenti relativi al comparto olivicolo. Va spesso in tilt e inoltre non è predittivo, non mantiene la memoria delle compilazioni precedenti, quindi bisogna compilare ogni volta nel dettaglio. Banalmente se scrivi bar non viene fuori Bardolino

A questo si aggiunge il fatto che delegare tutto a servizi on line richiede una connessione potente e veloce e non so se tutti si rendono conto di quale sia lo stato delle adsl nelle campagne italiane. Inoltre, il sistema non deve mostrare pecche: il Sian dovrebbe funzionare, sempre e velocemente. Infine lavorare on line significa perdere autonomia: se qualcosa non funziona bisogna stare ore e ore al telefono cercando di contattare un call center. Mentre se si utilizza il registro cartaceo, ci si organizza per rispettare la scadenza, indipendentemente dagli strumenti in possesso o dalla prestanza di un sistema.

Come Fivi avevamo chiesto la possibilità, per chi non supera la soglia dei 300 ettolitri, di mantenere il registro cartaceo. Siamo convinti che implementare un sistema informatico per chi fa poche operazioni sia antieconomico. A questa osservazione molti rispondono che i più piccolini possono usufruire dei centri di assistenza. Ma che senso ha chiedere a un produttore di sostenere le spese per adottare un sistema informatico e poi dover ricorrere a servizi a pagamento per assolvere gli obblighi? Non è giusto.

Sarebbe stato opportuno invece dare vita a una modalità di registrazione più vicina alle necessità delle aziende di piccole dimensioni, mentre questo è un sistema pensato per le grandi, per chi si può permettere strutture importanti di segreteria e amministrazione.

Ma ci si è scordati che in Italia ci sono 52 mila produttori e di questi 48 mila imbottigliano meno di 1000 ettolitri? Perché allora non pensare un sistema adatto alle esigenze del maggior numero di produttori?

Insomma, il discorso è vecchio. Non si snelliscono gli adempimenti burocratici come da tempo (sempre) si auspica. E a ciò si aggiunge la disponibilità dovuta ai vari organi di controllo delle aziende e che spesso, a distanza di poco tempo, chiedono sempre le stesse cose.

In realtà forse da questi passaggi eccessivi saremo esonerati. Finalmente con il Testo Unico della vite e del vino verrà inserito il Registro Unico dei controlli, quindi il doppio controllo ravvicinato non dovrebbe esistere più. Aspettiamo però di vedere i decreti attuativi per verificare se effettivamente così sarà e se davvero tutto diventerà più semplice.

A chi vi accusa di non avere niente di cui lamentarvi considerati i regimi fiscali agevolati cui siete soggetti che cosa risponde?

Primo che non è un’osservazione pertinente. E secondo questa situazione è dovuta al fatto che l’agricoltura è fatta di micro aziende. Godiamo di un sistema un po’ più semplice perché forfettario. Ma spesso stiamo parlando di dimensioni aziendali davvero minuscole: non si possono obbligare a tenere una contabilità di bilancio come qualsiasi altra azienda commerciale perché vorrebbe dire far fuori tantissime realtà. Ricordiamoci che nella maggior parte dei casi si parla di agricoltori marginali, aziende familiari, un lavoro che si porta avanti più che altro perché si vuole lavorare la terra.

Michela Marchi

m.marchi@slowfood.it

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