Plastica, quanto ci costi?

L’Onu celebra la Giornata mondiale dell’ambiente 2018 lanciando la parola d’ordine #BeatPlasticPollution: battere l’inquinamento delle plastiche è infatti una necessità di cui sempre più si sta prendendo coscienza in ogni parte del mondo.

Come ricorda il report “The state of plastics”, pubblicato oggi dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, solo il 9% dei nove miliardi di tonnellate di plastica prodotti a partire dagli Anni Cinquanta è stato riciclato. Ai ritmi attuali, entro il 2050 potrebbero finirne nell’ambiente 12 miliardi di tonnellate.

Le più comuni plastiche monouso presenti nell’ambiente includono mozziconi di sigaretta, bottiglie di plastica, tappi di plastica, involucri di alimenti, sacchetti di plastica, coperchi di plastica, cannucce e agitatori, altri tipi di sacchetti di plastica e contenitori per il cibo. Sono i prodotti di scarto di una cultura dello spreco che tratta la plastica come materiale usa e getta piuttosto che una risorsa preziosa.

Se i problemi ambientali sono ben visibili, i danni economici non sono certo meno impressionanti. Solo nella regione Asia-Pacifico i rifiuti plastici non smaltiti costano al turismo, alla pesca e al settore della navigazione 1,3 miliardi di danni ogni anno. In Europa, i costi di smaltimento dei rifiuti sulle coste e le spiagge ammontano a circa 630 milioni di euro l’anno. Gli studi suggeriscono che i danni complessivi all’ecosistema marino valgano almeno 13 miliardi ogni anno. Le ragioni economiche, sanitarie e ambientali per agire sono chiare.

Il decalogo delle politiche pubbliche da intraprendere

Ma cosa possono fare i governi in concreto? Delle misure che l’Unione Europea vuole intraprendere, come pure di quel che l’Italia ha fatto negli ultimi tempi, vi abbiamo già detto.

L’Onu dal canto suo ha stilato un decalogo basato sulle esperienze di sessanta Paesi che hanno già messo in atto misure concrete per contenere la produzione di rifiuti e favorirne lo smaltimento:

1. Individuare le materie plastiche monouso più problematiche e la loro fonte. Valutare l’impatto di queste materie plastiche sull’ambiente, sulla salute umana, sulla natura e sull’economia. Se si adottano misure economiche per scoraggiarne l’uso, scoprire quanto i consumatori sono disposti a pagare, quindi se l’imposta è abbastanza grande da modificare i comportamento.

2. Elaborare il modo migliore per affrontare il problema data la situazione socio-economica del Paese. È inutile introdurre un divieto se non può essere applicato, per esempio.

3. Valutare i costi sociali ed economici del divieto. Come saranno colpiti i poveri? Quale impatto avrà la linea d’azione scelta sui diversi settori?

4. Incontrare le principali parti interessate – rivenditori, consumatori, rappresentanti dell’industria, governi locali, produttori, società civile, gruppi ambientalisti, associazioni turistiche – per garantire un ampio consenso. Gli studi basati sui dati sono inoltre necessari per sconfiggere l’opposizione dall’industria delle materie plastiche.

5. Sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni causati dalle plastiche monouso. Spiegare chiaramente la decisione e le eventuali misure che seguiranno.

6. Prima che il divieto o l’imposta entrino in vigore, valutare la disponibilità di alternative. Fornire incentivi economici e incoraggiare l’adozione di alternative che non causino più danni. Il sostegno può includere rimborsi fiscali, fondi per ricerca e sviluppo, incubazione tecnologica, partnership pubblico-privato e sostegno a progetti che riciclano articoli monouso e trasformano i rifiuti in una risorsa che può essere riutilizzata. Ridurre o abolire le tasse sull’importazione di materiali alternativi.

7. Fornire incentivi all’industria. I governi dovranno far fronte alla resistenza dell’industria delle materie plastiche, compresi importatori e distributori di imballaggi in plastica. Devono avere il tempo di adattarsi.

8. Utilizzare le entrate generate dalle imposte sui rifiuti per massimizzare il bene pubblico. Sostenere i progetti ambientali e incrementare il riciclaggio con i fondi.

9. Applicare le misure in modo efficace.

10. Monitorare e regolare lo strumento scelto, se necessario, e aggiornare il pubblico sui progressi.

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

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