Pesticidi e specie aliene, l’Italia è in acque poco tranquille

Insieme al Direttore generale e Presidente designato di Ispra Stefano Laporta, continuiamo il nostro percorso di avvicinamento al G7 sull’ambiente di Bologna. Dopo l’approfondimento sul suolo, spostiamo il focus sullo stato delle acque.

 

Se la situazione del suolo è a tratti disastrosa, quella delle acque non è migliore: fronteggiamo l’aumento degli inquinanti come delle specie aliene. Quali sono le criticità maggiori e cosa si può fare?

L’ultimo rapporto Ispra sulla presenza di pesticidi nelle acque ci parla di una contaminazione diffusa; in particolare, nel 2014, nelle acque superficiali, sono stati trovati pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio controllati. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati il 31,7% dei 2.463 punti. Sono state trovate 224 sostanze diverse, un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti (erano 175 nel 2012), anche grazie ad una maggiore efficacia delle indagini condotte.

I dati Istat dimostrano che, a partire dai primi anni 2000, c’è stata una sensibile diminuzione delle vendite di prodotti fitosanitari, con un calo ancora più marcato dei prodotti tossici e molto tossici, anche se il monitoraggio continua a segnalare una presenza diffusa di pesticidi nelle acque e delle sostanze rinvenute; una delle ragioni risiede nella persistenza di alcune sostanze, che insieme alle dinamiche idrologiche molto lente (specialmente nelle acque sotterranee), rende i fenomeni di contaminazione ambientale difficilmente reversibili.

Un ambiente contaminato costituisce un rischio per l’uomo, che può venire a contatto con le sostanze chimiche attraverso l’aria, l’acqua e il suolo, ma anche attraverso l’alimentazione, nel caso di prodotti contaminati.

Esiste una regolamentazione adeguata?

L’Ue dispone di un corpus normativo in materia di pesticidi fra i più completi e avanzati a livello mondiale, anche al fine di evitare impatti negativi su ambiente e salute. In particolare, la Direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi (Direttiva 2009/128/CE) prevede gli strumenti per una gestione più adeguata dei rischi di queste sostanze. Una delle azioni più efficaci potrà essere l’adozione (non più volontaria) di pratiche agricole compatibili con l’ambiente, quali difesa fitosanitaria integrata, dove il ricorso ai pesticidi dovrebbe essere effettuato solo come ultima alternativa, in assenza di altre misure.

D’altro canto, con l’avvento del Snpa (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) sono state poste le basi per migliorare le attività di controllo, con un monitoraggio più efficace e armonizzato sul territorio, una segnalazione più tempestiva delle possibili criticità e della predisposizione di misure di mitigazione.

Cosa possiamo dire invece delle specie aliene? La loro presenza nei mari, sempre più frequente, è una delle grandi problematiche emerse negli ultimi anni

Gli impatti causati dalle specie invasive nelle nostre acque interne non sono meno preoccupanti. Va ricordato che le specie aliene – ovvero le specie introdotte dall’uomo, intenzionalmente o accidentalmente, al di fuori del loro areale naturale – rappresentano una delle principali minacce per la biodiversità e i servizi ecosistemici collegati, e che questa minaccia colpisce in modo particolarmente grave gli ambienti acquatici, determinando anche costi molto elevati a causa degli impatti sulla salute umana (si pensi alle zanzare tigre, portatrici di oltre 20 tra virus e arbovirus), sugli stock ittici, sulle infrastrutture e per gli effetti sulla navigabilità di corsi d’acqua, come nel caso delle piante aliene invasive acquatiche.

In Europa si stima che i costi complessivi causati dalle specie invasive superino i 12 miliardi di euro all’anno e l’Italia, per la grande varietà di ambienti e condizioni climatiche che la caratterizzano e per la posizione geografica del nostro Paese, è particolarmente esposta a questa minaccia, come confermano i dati di Ispra, che indicano come nel nostro Paese siano presenti oltre 3000 specie aliene, delle quali oltre il 15% causa impatti negativi.

Un ulteriore fattore d’allarme è determinato dai tassi di crescita di questo fenomeno, che i dati raccolti anche da Ispra indicano come particolarmente elevati. A livello europeo si calcola che il numero di specie invasive sia aumentato del 76% nel periodo 1970-2000, e la banca dati nazionale sulle specie invasive di Ispra indica che nel nostro Paese la crescita delle invasioni biologiche è ancora più accelerata, con un tasso di aumento del numero di specie aliene del 96% negli ultimi 30 anni. Questa crescita è legata all’incremento continuo del commercio internazionale, dei trasporti transcontinentali, del turismo e dei cambiamenti climatici, rendendo particolarmente urgente attivare azioni di prevenzione e mitigazione degli impatti delle specie invasive. Su questo tema Ispra ha firmato un accordo di collaborazione con la Convenzione per la Biodiversità, assicurando il proprio impegno a mantenere e implementare ulteriormente le banche dati mondiali sulle specie invasive che il nostro Istituto ospita.

Per rispondere a questa grave e crescente minaccia l’Unione Europea e l’Italia stanno adottando misure di prevenzione e controllo del fenomeno, e Ispra è in prima linea nel dare supporto a tali azioni. Nel 2014 l’Unione Europea ha adottato il Regolamento n. 1143/2014 “recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive”, entrato in vigore dal 1 gennaio 2015, che ha introdotto diversi obblighi per il nostro Paese.

 

Valter Musso

v.musso@slowfood.it

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