Pesche, finalmente il giusto prezzo?

In questi primi dieci giorni di d’agosto facciamo una cosa alla quale non siamo abituati tra le poche righe di questa rubrica: torniamo a parlare di un prodotto di cui abbiamo già scritto poche settimane fa. Si tratta delle pesche e il motivo è molto semplice: ci si offre l’occasione di fare un ragionamento più generale su come funzionano i mercati in relazione all’agricoltura e viceversa. In questo momento le pesche sono in piena fase di raccolta anche al Nord e rispetto all’anno scorso costano praticamente il doppio: da un euro e cinquanta a due e cinquanta a seconda di qualità e varietà. Va detto però che si tratta di un prezzo “giusto”, tanto per chi compra quanto per chi vende.bg_fruttac2_pesche

La stagione di raccolta passata – e ne parlammo un anno fa – fu disastrosa soprattutto per i produttori che continuano a sovrastimare le esigenze del mercato interno e di quello dell’export. L’Italia è infatti fra i maggiori fornitori di pesche per il Nord Europa, tanto che si sono sviluppate qualità un po’ meno buone ma più resistenti che nei nostri mercati neanche si vedono. Un’offerta decisamente sopra la domanda e in più l’embargo russo agli ortaggi italiani fecero sì che non si sapeva più come “fare fuori” le pesche in eccesso. I prezzi erano ridicoli (meno di un euro) e la grande distribuzione usava le pesche come prodotto civetta. Gli agricoltori erano costretti a disfarsi della merce a trenta o quaranta centesimi al chilo, a fronte di costi di produzione di almeno cinquanta centesimi. Vendevano sotto costo.

Oggi, invece, domanda e offerta sono allineate, ma non è stata una scelta consapevole dei produttori (che oggi per fortuna guadagnano bene, il giusto) a creare questa situazione. Ci rifacciamo ai problemi meteorologici della scorsa primavera, quando già sostenemmo che avrebbero ridotto le quantità di frutta per l’estate con conseguente innalzamento dei prezzi. In effetti tutto questo si è verificato ma per le pesche ha avuto la positiva conseguenza di stabilizzare una situazione che forse sarebbe stata critica come lo scorso anno. Si è creato un prezzo equo e ciò ci fa pensare che anche il consumatore debba essere consapevole di questi meccanismi, mentre il messaggio ai produttori è chiaro: per la prossima stagione riprogrammate la vostra agricoltura perché servono meno pesche di quante non ne vogliate raccogliere nelle vostre intenzioni.

 

Carlo Bogliotti
c.bogliotti@slowfood.it

Da La Stampa del 6 agosto 2016

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