Patrizia, la seconda vita di una cuoca-contadina

Quando è salita sul palco per ritirare il premio assegnatole dalla guida Osterie d’Italia come Migliore interpretazione della cucina regionale Patrizia era incredula ed emozionata, continuava a ripetere che quel momento la ripagava di tanti anni di lavoro e di duro impegno.

Patrizia Corradetti con i figli Marcello e Cristina

Patrizia Corradetti è una donna minuta, timida, dai modi gentili. È nata a Offida, nelle Marche, paese che porta nel cuore: «Offida è il paese perfetto, quello in cui tutti vorrebbero essere nati: lì c’è tutto, un buon vino, un buonissimo olio, uno dei carnevali più belli d’Italia. Cosa si può volere di più?».

Da lì, però Patrizia è andata via giovane. Ad accoglierla l’Abruzzo che le dà un lavoro come responsabile di produzione di un’azienda di abbigliamento e un marito.

«Non potevo davvero desiderare di meglio per la mia vita – racconta con l’emozione di quei giorni -. Il lavoro mi piaceva, mio marito era una persona piena di entusiasmo, un bellissimo uomo che avevo portato via a tantissime altre pretendenti. Era appassionato di motori, abbiamo passato anni stupendi. Lui si occupava dell’azienda agricola di famiglia e io continuavo la mia attività».

Poi, all’improvviso, tutto cambia. Il marito ha un incidente in moto e, a soli 34 anni, muore lasciando Patrizia con una figlia piccola e un figlio in arrivo. «Mi sono dovuta reinventare una vita: non è stato facile».

Come se non bastasse, nel giro di pochi anni Patrizia perde anche il lavoro, l’azienda per la quale lavora chiude. La soluzione più evidente è anche la più complessa: riprendere in mano l’azienda agricola del marito, fare la contadina e percorrere una via totalmente sconosciuta.

«Decisi praticamente subito che avrei affiancato all’attività nell’azienda quello dell’osteria – mi confessa con orgoglio e un velo di timidezza -. Volevo un lavoro che mi consentisse di avere ogni sera, in cassa, i soldi che mi ero guadagnata durante il giorno. I pagamenti posticipati mi avevano già fregato una volta e non ero più disposta a cascarci. Allo stesso modo decisi che avrei pagato al momento della consegna tutti i miei fornitori, tutti uomini. Credo che questo mi abbia permesso di avere la loro fiducia, che da donna non era facile ottenere».

L’azienda agricola Zenobi si trova in cima a una collina, quattro ettari di vigneto dai quali si produce il Montepulciano della casa, 600 piante di ulivo di varietà locali e un orto dal quale ottenere verdure e piante aromatiche. Un luogo immerso nella natura dal quale si vede il mare e il Gran Sasso.

Patrizia si mette così a fare anche la cuoca, ma le difficoltà non mancano: bisogna convincere i clienti a salire fin su alla collina, imparare una cucina sconosciuta e, in più, ci sono alcune questioni da risolvere legate alla proprietà.

Tra una pratica e l’altra Patrizia conosce l’avvocato Libero Masi, ai tempi responsabile di Slow Food Abruzzo, che non solo la aiuta a risolvere le attività legali, ma la introduce in Arcigola e contribuisce ad arredare la cucina: il locale che apre ufficialmente nel 1994.

«I primi tempi preparavo i piatti della cucina marchigiana, che avevo ereditato da mia mamma. Nel frattempo studiavo le ricette abruzzesi e teramane. Ero costantemente in movimento tra i fornelli, i libri e i corsi di cucina. Fortunatamente c’era mia madre che mi aiutava nel locale e a tenere i bambini».

Per primi vennero i maccheroncini con le pallotte, poi le tantissime preparazioni a base di capra: «Decisi di tenere per ultima la preparazione delle virtù, è un piatto importante per questo territorio, una ricetta complessa, con prodotti simbolo della cultura contadina che risale alla notte dei tempi: non potevo sbagliare. La capra come il baccalà sono stati piatti che ho sentito subito miei. Credo che sia stata proprio la capra a decretare il successo di Zenobi: si era sparsa la voce che io la cucinavo bene e la gente veniva per provarla, fu la mia fortuna».

Oggi Zenobi è una realtà solidissima, Chiocciola in Osterie d’Italia dal 1998 e uno dei migliori luoghi per provare l’autentica cucina teramana.

Insieme a Patrizia ci sono i figli Cristina e Marcello, «i miei pilastri» come li definisce lei con tenerezza e amore.

 

Carlo Petrini

da La Repubblica del 18 ottobre 2018

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