È Pasqua e dunque non rinunciamo a parlare di agnelli.

Sgombriamo subito il campo da ogni fraintendimento: eviteremo facili ironie su alcune foto girate sui social network in questi giorni e vogliamo essere estremamente laici parlando dell’ingrediente di questa settimana. Ognuno ha le sue preferenze alimentari e tutte vanno rispettate, purché si attengano alle regole che più ci piacciono: sostenibilità, stagionalità, qualità, convenienza.

È Pasqua e dunque non rinunciamo a parlare di agnelli. Si può dire che siano “di stagione”: il ciclo riproduttivo fa sì che siano “pronti” in questo periodo e la tradizione molto diffusa ha comunque orientato la produzione in tal senso, provocando non pochi problemi di qualità, sostenibilità e conservazione delle razze. Siamo consumatori conformisti e gli allevatori hanno bisogno di guadagnare con il loro lavoro: normale che puntino al periodo in cui il mercato è più propizio.

Pecora Sambucana all’alpeggio della Montagnetta – Alta Valle Stura (Cn)

 

L’agnello è un acquisto che non si dovrebbe fare all’ultimo momento e come per tutto il resto della carne è bene consumarne molta meno e sceglierla con più cura. Anche perché sarebbe facile imbattersi in prodotti congelati provenienti dell’Est Europa, Oceania (Nuova Zelanda in primis) o Galles e Irlanda. Non si aiuta l’ambiente e si perde in qualità. Ecco: gli agnelli importati evitateli del tutto e banditeli dalle vostre tavole a prescindere dai vostri orientamenti alimentari nei confronti della carne e delle convinzioni su ciò che è benessere animale.

Meglio le razze autoctone, per stimolare almeno la difesa della biodiversità e il supporto a pastori e allevatori che lavorano spesso in condizioni estreme, proteggendo non soltanto le razze a rischio di estinzione ma anche gli ecosistemi montani sempre più fragili. Slow Food, attraverso i Presìdi, salvaguarda tre razze ovine buone per gli agnelli, ma non soltanto. Sono migliori e più sostenibili per via della razza, ma anche perché sono allevate allo stato brado o semibrado e sempre con alimentazione naturale, erbe dei prati d’alpeggio o fieno. Gli agnelli devono nutrirsi solo con il latte materno e pascolare con le madri. Sono l’agnello Sambucano dell’Alta Valle Stura (Cn), quello toscano di Zeri e quello veneto d’Alpago. Razze il cui numero di capi è molto ridotto, oggi letteralmente strappate all’estinzione. E ricordate che la carne d’agnello dopo Pasqua sarà meno cara: bando al conformismo.

Carlo Bogliotti
c.bogliotti@slowfood.it
Da La Stampa del 15 aprile

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio
comments powered by Disqus