Orto urbano, un bene per la terra e un alleato contro gli sprechi

Minolta DSC
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Per qualcuno è un modo di riprendere contatto con la natura, per altri un ausilio al sostentamento in tempi di crisi. Gli orti urbani sono un fenomeno in crescita anche nel nostro Paese. L’anno scorso già 57 capoluoghi di provincia avevano iniziato a cedere spazi incolti, in comodato gratuito, ai cittadini-coltivatori: a Napoli gli appezzamenti sono cresciuti dagli 8.775 mq del 2011 ai 64.492 del 2015, a Torino nello stesso arco di tempo si è passati da 50mila a quasi due milioni di metri quadrati coltivati, mentre Bologna ha sia il record per il maggior numero di lotti assegnati (2700), sia il primato per il più grande orto urbano d’Italia.

Alle realtà censite dai comuni bisogna aggiungere progetti come gli Orti in Condotta di Slow Food: nata nel 2004, la rete di orti è attiva in più di 500 scuole in tutta Italia ed è uno strumento di educazione alimentare e ambientale per migliaia di studenti.

Una ricerca del John Hopkins Center for a Livable Future ha preso in esame i pro e contro dello urban farming, arrivando a conclusioni non scontate. Se è vero che sarebbe utopistico pensare di sfamare intere metropoli (ma può comunque aiutare, e il progetto 10000 Orti in Africa lo sta dimostrando), non si possono sottovalutare una serie di esternalità positive, per dirla in termini economici.

Diversi studi concordano nel sottolineare che la presenza di “community gardens” in un vicinato contribuisce a ridurre il degrado e perfino i livelli di criminalità, oltre a migliorare la coesione sociale delle comunità che li ospitano. Se ben progettati, gli orti in città possono anche contribuire a evitare il deflusso delle acque piovane nei corsi d’acqua, riducendo i rischi di straripamenti e alluvioni, e fornire un habitat per api selvatiche e altri impollinatori.

C’è infine una categoria di benefici difficile da valutare in termini quantitativi ma non per questo meno importante: coltivare aiuta a riconoscere la stagionalità di frutti e verdure, anche quando acquistiamo, a capire quanto cibo sprechiamo e come possiamo evitarlo, in poche parole a capire davvero cosa mangiamo.

 

Gaetano Pascale – presidente di Slow Food Italia

g.pascale@slowfood.it

Da La Stampa, 22 maggio 2016

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