Olio d’oliva italiano cercasi

oliveAlberoUna bottiglia su tre “bevuta” dalla mosca olearia: questa l’immagine che meglio rappresenta il panorama dell’olio italiano. Un momento molto difficile, con un calo della produzione del 37% rispetto al 2013, che raggiunge punte del 45% in Umbria e Toscana. In numeri, parliamo di 300mila tonnellate di olio contro le 464mila del 2013 (dati Istat). Tra le cause principali, un clima instabile, troppo caldo nel periodo di fioritura e umido in estate, aggravato dalle ultime grandinate. Il risultato è amaro: un intero settore agricolo è in ginocchio, l’olio scarseggia e i consumatori devono fare i conti con prezzi più alti e potenziali truffe.

Stando alle stime di Coldiretti, le importazioni raggiungeranno i massimi storici: 700mila tonnellate contro le 481mila del 2013. In altre parole, due bottiglie su tre riempite in Italia contengono olio di oliva straniero.

Nuove etichette

Cosa cambierà con la nuova normativa in vigore dal 13 dicembre? La nuova etichettatura europea metterà in evidenza le diciture sulla provenienza degli oli, garantendo informazioni più trasparenti seppur ancora generiche. Il primo passo nella giusta direzione, anche se il percorso resta lungo. «I produttori che lavorano soprattutto o solo le proprie olive sono comunque penalizzati dal non poter inserire in etichetta tutte le informazioni relative a luogo di produzione e processo produttivo, a meno che non ricadano in aree a Denominazione di Origine Protetta o non ne rivendichino la certificazione», commenta Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. «È vero, con la nuova normativa sarà obbligatorio indicare gli Stati, ma non basta. Per noi di Slow Food è fondamentale indicare tutte le informazioni sul processo produttivo dimostrabili dal produttore», conclude Pascale.

Tappo antirabboccoOlioBicchiere

È di pochi giorni fa la norma che vieta l’utilizzo delle oliere in ristoranti, pizzerie, mense e bar. Ora sul tavolo dobbiamo avere contenitori etichettati e forniti di dispositivo di chiusura che non possa essere sostituito senza danneggiare la bottiglia. Ma anche su questo aspetto Pascale solleva alcuni dubbi: «L’obbligo di avere bottiglie provviste di etichette nei ristoranti è senza dubbio un fatto positivo, il dispositivo di chiusura però ha un’incidenza significativa, per piccoli numeri, sul costo delle bottiglie».

Attenti alle truffe

Tra carenza di olio, modi per aggirare la normativa ed etichette poco precise, lo scenario non è per nulla sereno. Quindi occorre fare moltissima attenzione al momento dell’acquisto, perché purtroppo gli escamotage sono molti. Per ridare smalto e colore agli oli vecchi, infatti, qualcuno aggiunge betacarotene e clorofilla, spacciandoli poi per oli di qualità. Vero è che il sapore dovrebbe comunque mettervi in allarme. In ogni caso, però, occhio all’etichetta! Allerta massima da parte del Corpo Forestale dello Stato nei confronti dei trafficanti di olio, che in situazioni come questa possono riuscire a coinvolgere operatori disperati. Secondo la Forestale, si tratta di «colletti bianchi che provano a importare olio straniero o olive da vendere alle aziende in crisi. Senza escludere un potenziale coinvolgimento delle mafie», spiega Amedeo De Franceschi, direttore della divisione sicurezza agroalimentare del Corpo Forestale.ulivo

Su e giù per l’Italia

Vediamo in sintesi qual è la situazione dell’olio italiano, in sofferenza da Nord a Sud, nessuno escluso, dove non ci si aspettava un contesto simile.

Toscana. Lo scenario 2014 dell’oro giallo, pilastro dell’economia e terza voce dell’export della regione dopo vino e moda, oltre che simbolo della qualità del territorio, è da decimazione. Come era già evidente alla vigilia della raccolta, a causa delle tre ondate di attacchi della mosca Bactrocera Oleae, contro cui gli altrettanti trattamenti delle piante (invece dell’unico, o al massimo i due, che si fanno di solito) sono serviti a poco, il crollo della produzione (di solito 18mila quintali annui) è stato del 70%, fra olio Igp, Dop e non, con punte di oltre il 90% in alcune zone. Se in Umbria l’Ismea prevede una diminuzione della produzione pari al 45%, nella regione con la più alta incidenza sulla produzione olivicola italiana, la Puglia, si parla della maggiore emergenza degli ultimi 15 anni. Oltre le intemperie e la mosca, infatti, i coltivatori del Salento hanno dovuto fare i conti con la Xylella, il batterio killer che ha mandato in fumo ettari di oliveti. I predoni delle olive sono i protagonisti della cronaca in Liguria, in grandissima difficoltà a causa della mancanza di olive taggiasche. Qui il calo si aggira intorno al 60%, e per la prima volta in 100 anni si dovrà ricorrere all’importazione. Anche la Calabria, seconda regione dopo la Puglia, denuncia un calo dell’80%. Uno scenario devastante anche dal punto di vista economico, che ha piegato moltissime famiglie, che ora non possono far altro che sperare nella prossima annata.

In conclusione, noi di Slow Food vi suggeriamo di contattare il vostro produttore di fiducia, sperando che sia riuscito a salvare parte del raccolto. Se così non fosse, controllate nella Guida agli extravergini di Slow Food Editore, i suggerimenti non mancano e troverete l’olio che fa per voi!

A cura di Alessia Pautasso
a.pautasso@slowfood.it

Fonte: Repubblica.it

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