Ogm, abbattuti 6mila metri quadrati di mais transgenico

Il Corpo forestale regionale del Friuli Venezia Giulia ha abbattuto ieri mattina (9 luglio) 6mila metri quadrati di Mon 810 il mais Gm targato Baysanto, in un podere di Vivaro (Pordenone) di proprietà di Giorgio Fidenato.

Fidenato, come molti ricorderanno, è l’imprenditore agricolo che si ostina a piantare mais transgenico in Italia nonostante il divieto.

Il corpo Forestale è intervenuto su disposizione del ministero delle Politiche agricole vista «l’inottemperanza al decreto dello scorso 3 luglio, con il quale il ministero concedeva cinque giorni a Fidenato per provvedere in autonomia all’abbattimento delle piante transgeniche». L’imprenditore aveva seminato il MON 810 lo scorso 21 aprile, sventolando la bandiera di guerra del Friuli «con tanto di aquila e sfondo rosso, usata a suo tempo dal Patriarcato di Aquileia, e alla presenza del sindaco di Colloredo di Monte Albano», leggiamo su friuli.it.

Forestale e Mipaaf ripristinano dunque la legalità e non possiamo che esserne lieti.

Dobbiamo però mantenere alta la guardia, perché si continua a combattere una guerra a suon di sentenze. A settembre 2017 la Corte di Giustiza Europea (esprimendosi proprio sul caso Fidenato) dichiara ingiustificato il divieto di coltivazione del mais MON 810, prodotto dalla allora Monsanto, con una sentenza contraddittoria che mette in discussione principio di precauzione: «Gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza concernenti alimenti e mangimi geneticamente modificati senza che sia evidente l’esistenza di un rischio per la salute o per l’ambiente». Una assurdità considerato che il principio di precauzione dovrebbe servire proprio nei casi in cui la pericolosità o danno non è scientificamente dimostrata in pieno o da tutti gli organi chiamati a pronunciarsi, ma ci sono forti dubbi. Quella sentenza però non ebbe e non ha alcun impatto sul divieto di coltivazione di colture transgeniche in vigore in Italia, in quanto rimane in vigore la direttiva (Ue) 2015/412 che permette a ogni stato membro di richiedere di «adeguare l’ambito geografico di un’autorizzazione alla coltivazione di un Ogm già concessa», in modo che tutto il suo territorio o una parte sia escluso dalla coltivazione.

Una norma grazie alla quale si è potuto mettere fine alla coltura transgenica di Fidenato.

Plaudiamo dunque all’intervento del ministero, che speriamo mantenga salda la posizione sugli Ogm che speriamo mantenga salda la posizione. Al di là dei possibili rischi per la salute e per l’ambiente, e i fenomeni di resistenza che rendono le colture inefficaci, gli Ogm rimangono una minaccia reale per il nostro sistema agricolo che trova la sua ricchezza proprio nella straordinaria agrobiodiversità del Paese e nella sapienza dei contadini che ben sanno come valorizzare semi e colture. Senza l’aiutino interessato della multinazionale di turno.

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.ti

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