Oggi si vota: l’Europa dica no agli Ogm

Il 27 marzo l’Unione Europea dovrà decidere se autorizzare la coltivazione di due nuove varietà di mais geneticamente modificato (i loro nomi sono: Pioneer 1507 e Syngenta Bt11) e se rinnovare l’autorizzazione per una varietà già coltivata nei paesi in cui questo tipo di colture sono consentite, il MON810, il quale è stato introdotto in Europa nel 1998.

Le decisioni in materia di Ogm, presso l’Unione Europea, non sono mai state semplici. Apparentemente i nostri rappresentanti sono presi tra l’incudine delle pressioni delle multinazionali, il cui potere economico è fuori discussione e investe anche l’ambito delle relazioni intercontinentali, oltre che le determinazioni dei singoli stati, e il martello (più piccolo certamente dell’incudine, ma non per questo meno significativo) delle inequivocabili prese di posizione da parte della società civile che in più occasioni e con crescente consapevolezza ha manifestato la propria contrarietà alla coltivazione e al consumo di Ogm.

Nel 2015 una qualche forma di equilibrio venne trovata: dal momento che una decisione europea sul tema non si riusciva a prendere, si optò per consentire a ogni Stato Membro di avere l’ultima parola, ovvero di poter vietare sul proprio territorio la coltivazione di varietà Ogm. Ovvero: l’Unione è ancora il luogo in cui si danno le autorizzazioni, ma l’autorizzazione europea non basta, occorre anche il via libera della singola nazione.

Un compromesso apprezzabile, dal punto di vista formale e politico, ma insufficiente dal punto di vista sostanziale se non si accompagnerà ad altre misure, che non appaiono, in questo momento, nemmeno all’orizzonte.

Sì, perché se è vero – come è vero – che siamo un mercato comune, allora non basta che ognuno decida se coltivare. Perché il diritto alla sovranità alimentare si garantisce anche se ognuno (ogni paese, ogni popolo, ogni individuo) è in grado decidere cosa mangiare. Dato che il mercato è comune, possono arrivare nei negozi del mio paese (in cui la coltivazione degli Ogm è vietata) prodotti che hanno tra gli ingredienti anche OGM coltivati in un paese in cui ciò è permesso.

Tutto bene, se le etichette me lo dicono. Ma in questo momento una legge sull’obbligatorietà di dichiarare in etichetta se il prodotto contiene Ogm, non ce l’abbiamo. Perché non ce l’abbiamo? Perché le multinazionali temono che crollerebbero le vendite. E siamo da capo. Se questo è il timore è evidente che sanno bene che i cittadini non vogliono mangiare Ogm. Allora che senso ha coltivarli? Ha senso solo se poi ce li fanno mangiare senza dircelo.

Questa discussione riguarda anche – e forse soprattutto – le produzioni animali, perché a questo punto non basta più che mi si dica dove è stato allevato l’animale, dato che anche il mercato della mangimistica è un mercato comune. Anche qui c’è bisogno – se si vuole garantire la libertà di ognuno a mangiare quel che desidera e a essere informato su quel che mangia – di dichiarare se l’animale è stato allevato con mangimistica contenente Ogm oppure no.

Cosa c’entra tutto questo con il voto del 27? C’entra perché in virtù dell’accordo del 2015, ora sembra che gli apparati ministeriali “abbiano consigliato” agli europarlamentari italiani di votare a favore delle nuove autorizzazioni. Tanto, dicono, poi in Italia li possiamo vietare. Però i nostri ministri competenti (Agricoltura, Ambiente, Salute) si sono più volte dichiarati contrari all’introduzione degli Ogm nella nostra agricoltura. E anche questa volta l’Italia voterà no.

Perché il fatto che nel 2015 si sia raggiunta quella soluzione di compromesso, non autorizza in nessuna maniera i rappresentanti del popolo italiano in Europa a votare in modo platealmente contrario alla volontà dei cittadini e alla coerenza con le decisioni nazionali. Sono questi momenti che chiariscono ai cittadini da che parte stanno i partiti: se dalla parte del mercato e delle superpotenze economiche, o dalla parte del vero benessere delle persone, fatto di cibo e agricoltura di qualità, di cura per l’ambiente e di protezione della salute pubblica. Intanto i tre ministri competenti hanno annunciato che lunedì l’Italia voterà contro le approvazioni. Salvo intoppi procedurali, quindi, la posizione del nostro paese questa volta sarà la medesima, sia in casa che fuori.

Cinzia Scaffidi
c.scaffidi@slowfood.it

L’articolo è uscito sabato 25 marzo su L’Unità

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