Nove buoni motivi per marciare contro Monsanto. O per condividere questo articolo

Il 21 di maggio e il 22 di maggio si confrontano due eventi di portata internazionale. In diversi paesi del mondo, sabato 21 maggio, migliaia di cittadini manifesteranno nella Marcia mondiale contro Monsanto.

Domenica 22 maggio, invece, è la Giornata mondiale della biodiversità, proclamata dall’Onu nel 2000 per celebrare l’adozione della “Convenzione sulla diversità biologica”.Monsanto

Perché in questo articolo stiamo collegando le due cose? Perché per noi sono profondamente correlate, rimandando a due modelli contrapposti. La celebrazione della biodiversità richiama un modello produttivo in cui sono tutelate le varietà vegetali, le razze animali e i prodotti artigianali a rischio di scomparsa e, insieme a loro, i gesti, i saperi, la memoria, la cultura, le persone che hanno tramandato e continuano a tramandare questo patrimonio ancora ricchissimo. La marcia contro Monsanto, invece, esprime dissenso contro il modello agricolo, economico e anche politico che, a partire dal secondo dopoguerra ha sempre di più concentrato il potere nelle mani di poche multinazionali.

Ecco 9 buoni motivi per partecipare all’evento, anche solo virtualmente, parlandone sulle vostre pagine Facebook o condividendo questo articolo.

  • Monsanto è stata ed è un’azienda chimica, prima ancora che multinazionale dell’agribusinnes. Tra i suoi prodotti, segnaliamo: i policlorobifenili (Pcb), prodotti fin dal 1920 e banditi per via della loro comprovata nocività (in Giappone nel 1972, negli Usa nel 1977, in Italia nel 1983).
  • Un altro prodotto realizzato da Monsanto nella sua storia – una storia di cui non si può andare fieri – è l’Agente arancio, usato come defoliante ampiamente irrorato in tutto il Vietnam dal 1961 al 1971, durante la guerra.
  • I prodotti di Monsanto si sono spesso rivelati dannosi per la salute umana. Tra questi il Ddt (insetticida), impiegato a partire dal 1939 per debellare la zanzara anofele e la malaria. Inizialmente promosso come innocuo per la salute umana, a partire dal 1972 il prodotto fu ritirato dagli Stati Uniti e nel 1978 dall’Italia in quanto cancerogeno.
  • Anche in agricoltura Monsanto non produce né promuove prodotti innocui per la salute umana né per il benessere ambientale. Il glifosato (wikipedia.org/wiki/Glifosato), tutt’ora in commercio, è stato classificato lo scorso anno dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro come probabilmente cancerogeno. Tale parere è stato successivamente contestato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare e, pochi giorni fa, l’Oms ha ritrattato il parere dello Iarc ma solo per quanto riguarda i residui nel cibo.
  • Quando parliamo di salute umana, intendiamo anche quella dei lavoratori impiegati nei campi. Gli effetti tossici del glifosato, ad esempio, sono stati dimostrati per quanto riguarda le comunità rurali argentine che stanno già pagando a caro prezzo l’utilizzo del potente erbicida sui campi di soia Gm. (fonte: The Human Cost of Agrotoxins)
  • Il modello agricolo e alimentare imposto da Monsanto è lesivo per la sovranità alimentare. Negli anni Settanta c’erano oltre 7000 aziende sementiere, nessuna delle quali raggiungeva il mercato globale, mentre oggi le prime tre (Monsanto, Pioneer Dupont e Syngenta) detengono il 53% del mercato globale e le prime 10 ne detengono il 76%. Questo tipo di sistema sta sempre di più ledendo i diritti delle comunità rurali: a produrre il proprio cibo, a selezionare e scambiare le proprie sementi.
  • Monsanto è anche fra le prime aziende al mondo produttrici di Ogm. Secondo Slow Food, le colture Gm rappresentano l’esasperazione estrema di un sistema agricolo che non vogliamo, in quanto lesivo dei diritti degli agricoltori, della libertà di scelta dei consumatori, del benessere ambientale.
  • Oltre a controllare il cibo, in molte occasioni Monsanto ha controllato e controlla la politica, secondo un sistema noto col nome di revolving doors. Un nome per tutti? Quello di Michael R. Taylor, nella US Food and Drug Administration dal 1991 al 1994; nel Dipartimento per l’agricoltura dal 1994 al 1996; in Monsanto dal 1996 al 2000; e di nuovo nella Fda dal 2009 a oggi. Il suo caso è citato in importanti documentari e lavori d’inchiesta a “simboleggiare” un conflitto di interessi inaccettabile.
  • Monsanto dispone di molti fondi utili a finanziare le ricerche sui propri prodotti. Tuttavia spesso i dati raccolti sono inaccessibili e gli studi fatti non sono pubblicati e ricadono nella categoria della cosiddetta letteratura grigia. In quanto tali, risultano inattendibili in quanto non sottoposti al processo di controllo di qualità tradizionalmente adoperato all’interno della comunità scientifica: la pubblicazione peer-reviewed.

Silvia Ceriani
s.ceriani@slowfood.it

Fonti:
Robin M.M., Il mondo secondo Monsanto

De Nicola M., Monsanto’s Dirty Dozen: The 12 Most Awful Products Made By Monsanto 

Fagan J., Antoniou M. e Robinson C., GMO Myths and Truths, 2nd edition, 2014

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