Junk food killed the radio stars: le stelle della musica promuovono i cibi peggiori

beyonce-pepsiSesso, droga e rock ‘n roll, si diceva un tempo per descrivere lo stile di vita delle celebrità di Hollywood o dei musicisti maledetti. A questa triade si può aggiungere un’altra voce, almeno a giudicare dagli spot televisivi: junk food.

Eh già, perché le stelle del pop sono spesso protagoniste di faraoniche campagne pubblicitarie messe in piedi a suon di milioni da catene di fast food, giganti delle bibite zuccherate e produttori di merendine e snack ad alto contenuto di grassi e calorie. Sta facendo scalpore negli Stati Uniti un singolare studio sul rapporto tra gli idoli dei ragazzini e il cibo spazzatura, condotto dai ricercatori del Langone Medical Center dell’università di New York.

Combinando le classifiche delle prime cento hit sulla rivista Billboard nel biennio 2013-2014, i dati sulla popolarità dei cantanti premiati ai Teen Choice Awards e tutte le pubblicità nel settore “food & beverage” realizzate dal 2000 al 2014, gli autori della pubblicazione hanno messo in fila 65 vip della musica in base al valore nutrizionale dei prodotti che promuovono.

Forse non è una sorpresa, ma colpisce il fatto che quasi tutti gli alimenti e le bevande pubblicizzati da cantanti pop siano ben poco salutari. Ventisei dei prodotti presi in esame (pari all’81% del campione) sono ritenuti “nutrizionalmente poveri” dagli esperti medici, mentre il 71% delle bibite considerate (49 su 69 totali) hanno elevate quantità di zuccheri: la parte del leone, come si è detto, la fanno bevande gassate, dolciumi e fast food.

beyonce_pepsi2Ma chi c’è sul banco degli imputati? Tutto il pantheon della musica più amata dagli adolescenti, in buona sostanza. Nomi come quelli di Beyoncé, forte di un contratto astronomico da circa 50 milioni di dollari con la Pepsi, e Justin Timberlake, pagato ben 6 milioni di dollari dalla McDonald’s per il jingle I’m lovin’ it.

Insieme a loro uno stuolo di testimonial di lusso, valutati su una scala da 1 a 100 in base alle proprietà nutrizionali dei loro marchi: ne escono malconce le reginette del pop Britney Spears e Katy Perry, ma anche gruppi come One Direction e Maroon 5, nonché i rapper will.i.am, Pittbull, Chris Brown, Snoop Dogg e molti altri ancora.

L’industria alimentare statunitense spende all’incirca 2 miliardi di dollari ogni anno per promuovere i suoi prodotti al pubblico dei bambini e degli adolescenti, ma meno dell’1% di questa cifra serve per promuovere il consumo di frutta e verdure. Se fino a quindici o vent’anni fa il diabete di tipo 2 era sconosciuto nella popolazione giovanile, oggi si registra una preoccupante escalation che solo tra il 2001 e il 2009 ha portato a un incremento del 21% di casi nei ragazzi tra i dieci e i diciannove anni (si contano 3700 nuovi pazienti ogni anno).

Il paradosso è che molti dei testimonial tengono ad accreditarsi come modelli positivi anche nei comportamenti alimentari. Un esempio per tutti? Leggete questa dichiarazione rilasciata da Justin Timberlake in un’intervista: «Quando parto per un viaggio, programmo i pasti in anticipo. Vado in giro con la borsa frigo. Voglio evitare di finire a mangiare nei fast food».

Insomma, meglio evitare di fidarsi troppo dei consigli gastronomici delle celebrità, almeno quelli pubblicitari. Please don’t put your life in the hands of a rock and roll band, come cantavano gli Oasis.

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

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