Non è fantascienza: con gli insetti sparisce la vita

Il “fenomeno del parabrezza” è una definizione nata per descrivere un processo che gli scienziati di tutto il mondo hanno iniziato a segnalarci nel corso degli ultimi dieci anni: la progressiva sparizione degli insetti. La scelta bizzarra del nome origina dalla constatazione che, a differenza di qualche anno fa, capita sempre meno di dover pulire i parabrezza delle auto dagli insetti, anche in estate, anche quando si viaggia veloci in autostrada. A dispetto del nome quasi divertente, si tratta di un fenomeno preoccupante, che è stato anche di recente raccontato in un lungo reportage del New York Times.

Più o meno ovunque sul pianeta, o almeno dove sono a disposizione dati confrontabili, le popolazioni di insetti, della maggior parte delle specie conosciute, diminuiscono a ritmi impressionanti: in media, parliamo, di una perdita del 60% del totale. Forse per alcuni pensare di non dover più lottare con le zanzare nelle sere d’estate o di non dover respingere orde di cimici in autunno può sembrare una buona notizia, tuttavia potrebbe trattarsi di una delle peggiori catastrofi naturali del nostro tempo. La perdita di biodiversità animale e vegetale è purtroppo un fenomeno identificato da decenni, mai prima degli ultimi anni però ci si era resi conto che questa deriva interessasse anche gli insetti e in proporzioni così estese. Siccome gli insetti sono coloro che assicurano l’impollinazione delle piante e lo smaltimento della materia organica morta, sono la base trofica di gran parte delle catene alimentari e la loro scomparsa (ma in realtà anche la loro drastica diminuzione) avrebbe effetti devastanti ad amplissimo raggio, molti dei quali ancora non siamo nemmeno in grado di prevedere e immaginare.

Tra le cause principali di questa moria ritroviamo tre elementi: l’impiego massiccio di chimica in agricoltura (pesticidi a base di neurotossine, fertilizzanti di sintesi, fungicidi), la riduzione dell’habitat (continua diminuzione degli spazi incontaminati e verdi a favore di paesaggi completamente antropizzati e artificiali) e il cambiamento climatico che, con l’innalzamento delle temperature, ha effetti negativi sulla fertilità di molte specie. La combinazione di questi tre fattori, tutti causati dall’attività umana, è alla base di un processo che, se non invertito, rischia di avere serie conseguenze anche sulle nostre prospettive di vita sulla Terra.

Quando parliamo di biodiversità e di specie a rischio di estinzione, immaginiamo la scomparsa definitiva di tutti gli esemplari di una specie. Parlando di insetti, però, gli scienziati hanno introdotto un concetto nuovo, quello di estinzione funzionale: non è necessario che una specie scompaia del tutto, è sufficiente che il numero di esemplari di quella specie diminuisca al punto da compromettere la sua funzione all’interno della catena trofica di un ecosistema. Ed è proprio quello a cui stiamo assistendo, e la cosa è tanto più pericolosa perché difficile da monitorare. La diminuzione drastica di alcune specie di insetti sta mettendo in difficoltà la sopravvivenza di uccelli e di pesci che di insetti si nutrono e così a cascata in un circolo vizioso che non sappiamo dove possa portare. La scienza ci sta dimostrando, per l’ennesima volta, che stiamo segando il ramo su cui siamo seduti. Se non cambiamo un modello fallimentare ci aspettano tempi cupi.

Rinaldo Rava

Da Il manfiesto del 17 gennaio 2017

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