Non ci sarà più da mangiare

Riportiamo oggi una notizia uscita su La Repubblica il 24 aprile. Non è una bella notizia, e sebbene sia stata pubblicata ormai una decina di giorni fa, ci teniamo a tenere alta l’attenzione su un argomento che ci sta particolarmente a cuore (abbiamo di recente avviato una campagna): la sparizione progressiva e inesorabile delle api. Questa volta siamo in Cina dove il fenomeno sta raggiungendo i livelli di vera e propria calamità.

Inquinamento, pesticidi e deforestazione spazzano via il 95% degli alveari nelle campagne cinesi e milioni di contadini sono ora costretti a impollinare a mano per sostituire gli insetti.
Vittime dei propri veleni, sparsi per moltiplicare il raccolto, i contadini cinesi sono costretti a trasformarsi in insetti: «In Asia – scrive il corrispondente Giampalo Visetti su Repubblica – vengono chiamati uomini-ape e sono oggi il simbolo del disastro globale della natura» I numeri sono impressionanti: stiamo parlando di milioni di frutticultori che devono sostituire gli sciami arrampicandosi sugli alberi per impollinare a mano ogni fiore. Come fanno? Pennellano ogni gemma con stami essiccati e polverizzati e con una piuma di gallina fissata su una canna di bambù spargono il polline sui fiori appena schiusi. Hanno le ore contate: «uno sciame di api feconda 200 alberi al giorno, un esperto può farne non più di venti in dieci ore, l’impollinazione deve concludersi in due settimane… Per chi possiede migliaia di piante la sfida è impossibile, a meno di non reclutare un esercito di uomini-ape a costi proibitivi. Per sostituire gli insetti un migrante chiedeva 7 euro al giorno nel 2010, 9 nel 2012 e oggi siamo a 15» scrive Visetti.

Epicentro della devastazione, il Sichuan nel Sudest della Cina, e le regioni del Nord, famose per mele e pere. La tragedia delle api distrutte è tale per cui per salvare i raccolti i contadini devono assumere migliaia di api umane, reclutate in tutto il Paese. Nel villaggio di Nanxin, considerato il luogo d’origine della mela, la fecondazione a mano quest’anno ha raggiunto il 95%. Nei villaggi più vicini alle città sono comparsi apicoltori ambulanti che affittano gli sciami sopravvissuti per l’impollinazione naturale. E la distruzione delle api è un cataclisma anche per l’economia. La Banca Mondiale calcola che il valore dell’impollinazione a livello globale è di 170 miliardi di euro. Le ragioni della sparizione? Le conosciamo bene: neonicotinoidi, fertilizzanti, anticrittogamici tossici, deforestazione, urbanizzazione, inquinamento soprattutto della chimica in agricoltura. In tre parole: è tutta colpa nostra. La situazione in Europa? Non siamo certo al livello della Cina ma c’è poco da stare allegri: leggete qui la riflessione di Silvia Ceriani (Api il bottino avvelenato) sul recente report di Greenpeace che ci mette in guardia sulla contaminazione agrochimica nel polline…

Insomma, la Rivoluzione verde che avrebbe dovuto garantire l’accesso al cibo per tutti, sta minando la possibilità di poterlo coltivare…

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

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