Non c’è un (Pianeta) B

Continua il nostro approfondimento sul clima, argomento che tra pochi giorni verrà trattato dai rappresentanti dei Paesi di tutto il mondo a Parigi: tocca a ognuno di noi fare la propria parte e far sentire la nostra voce, firmando l’appello Non mangiamoci il clima.

The_Earth_seen_from_Apollo_17

Stiamo parlando della COP21, di accordi sul clima da cui dipende il futuro del nostro pianeta, ma in concreto di cosa si tratta esattamente? Abbiamo lanciato l’appello di Slow Food Non mangiamoci il clima, in cui sottolineiamo come sia rimasto ai margini della discussione il rapporto tra cibo e clima. Proponiamo, qui di seguito, un breve percorso per meglio comprendere.

Cosa sta per succedere a Parigi

Dal 30 novembre all’11 dicembre si riunisce a Parigi la COP21, la XXI Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), a cui partecipano 195 Paesi, 25mila delegati ufficiali e 50mila persone.

Obiettivi

Quello principale è riuscire ad arrivare, per la prima volta in vent’anni, a un accordo vincolante e universale sul clima, un accordo che sia più solido e più esteso di quello di Kyoto (dic. 1997), mai ratificato dagli Stati Uniti. I singoli Governi hanno presentato i loro piani per il raggiungimento degli obiettivi prefissati e il rispetto dei parametri verrà monitorato con cadenza quinquennale. Proprio per questi suoi obiettivi, la COP21 è da molti considerata l’ultima occasione per mettere a punto un piano che permetta di affrontare e contenere concretamente gli effetti dei cambiamenti climatici. L’accordo dovrà quindi essere universale, ambizioso, flessibile – dovrà cioè prendere in considerazione le realtà dei diversi Paesi e le loro specificità – equilibrato – prevedendo piani adeguati dal punto di vista finanziario e dell’accesso alle tecnologie, e soprattutto sostenibile.

Per un paio di gradi in più

Il summit sul clima delle Nazioni Unite deve fare i conti con emissioni aumentate del 60% da quando è stato redatto il protocollo di Kyoto e con un innalzamento della temperatura che – con le politiche in atto – non rimarrà entro i 2°C, limite massimo confermato a Cancún nel 2010. Ora è tempo che i Governi mettano in atto misure concrete e vincolanti per fermare l’innalzamento delle temperature. La sfida da affrontare è ridurre radicalmente, e ovunque, le fonti di inquinamento, ricorrendo a energie pulite e imponendo ai produttori di sostenere tutti i costi ambientali causati dalle loro produzioni, contribuendo così alla formazione di prezzi di mercato più realistici. Se invece davvero si arrivasse a un aumento della temperatura di 4°C, il nostro mondo ne sarebbe sconvolto, mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare.

Tutti d’accordo?

Dopo il rifiuto del Senato statunitense di ratificare il protocollo di Kyoto e il fallimento di Copenhagen nel 2009, la Conferenza di Parigi è stata preparata minuziosamente puntando a dichiarazioni volontarie, i cosiddetti «contributi previsti determinati a livello nazionale». A metà ottobre i 148 Paesi che totalizzano l’87% delle emissioni avevano presentato il proprio piano d’azione. Tra i grandi inquinatori mancavano solamente Iran e Arabia Saudita. Tutti sembrano ambiziosi: la Cina prevede di raggiungere il picco delle riduzioni nel 2030, anno in cui l’Unione Europea promette di abbattere del 40% le emissioni, mentre gli Stati Uniti annunciano un -26% nel 2025 rispetto al 2005.

Sebbene tutti i Governi concordino sulla necessità di combattere i cambiamenti climatici, se si raggiungesse davvero un accordo vincolate, questo significherebbe avere norme obbligatorie da rispettare in ogni Stato. Alcuni Paesi in via di sviluppo come l’India ritengono però di non dover sottoscrivere un accordo vincolante che limiterebbe in qualche modo la loro crescita. Dal loro punto di vista l’accordo dovrebbe essere in capo solo ai Paesi del Nord del mondo. Per questo e altri motivi, per ottenere un accordo universale che entri in vigore nel 2020 sono state limate alcune questioni irritanti, lasciando nel vago gli obiettivi globali di riduzione, la definizione di un picco mondiale di emissioni e i meccanismi di controllo.

Non da ultimo la preparazione di questa conferenza è caratterizzata dal ruolo crescente delle multinazionali, per cui comunque il diritto commerciale prevale sulle questioni ambientali. Anche perché gli stessi che peroreranno la necessità di un accordo sul clima stanno al contempo negoziando il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (Ttip), che mira a garantire un ambiente economico aperto con un accesso illimitato alle materie prime.

Cosa possiamo fare?

Insieme ad altre 130 organizzazioni italiane, Slow Food partecipa alla Coalizione Clima, che si batte per far si che la COP21 porti a risultati tangibili: «Chiediamo che dalla COP21 – ha detto Francesca Rocchi – esca finalmente un accordo vincolante per la riduzione dei gas serra e per rafforzare i territori più vulnerabili, che garantisca la tutela del pianeta dall’innalzamento della temperatura globale e giustizia climatica per tutti. È necessario che l’Italia e l’Europa guardino finalmente verso un futuro incentrato su fonti rinnovabili ed efficienza energetica, su un’economia circolare che valorizzi i territori, su un’agricoltura che rafforzi le naturali funzioni del suolo di assorbimento della CO2, la manutenzione dal rischio idrogeologico, il ripristino della funzionalità dei sistemi naturali». La Coalizione Clima organizza il 29 novembre a Roma una grande marcia di sensibilizzazione che, lo stesso giorno, avrebbe dovuto coinvolgere milioni di persone in centinaia di città del mondo. Purtroppo, alla luce degli attentati terroristici di Parigi, le autorità francesi di pubblica sicurezza hanno deciso di annullare la Marcia della capitale francese. Slow Food, con l’adesione del presidente internazionale Carlo Petrini, sostiene la richiesta della società civile di non cedere alla paura e di poter esprimere con la mobilitazione delle persone nelle piazze la necessità di lottare contro l’ingiustizia, la povertà, l’ineguaglianza, il disastro ecologico causati anche dalle conseguenze del cambiamento climatico di cui si discute alla COP21.

Per informazioni: http://www.coalizioneclima.it/

Scarica e diffondi l’appello della Coalizione!

Non è ancora chiaro? Guardate questi brevi video per capire davvero di cosa si parlerà a Parigi!

Climate change explained in under 2 minutes

Clip de la campagne de communication COP21

O visita il sito ufficiale della COP21 

 

Fonti: Lastampa.it; Ecoblog.it; Treehugger; Le Monde diplomatique

 

Firma l’appello di Slow Food sul rapporto tra clima e cibo e clicca qui per seguire il nostro speciale sul clima.

Con la tessera Green di Slow Food Italia eliminiamo le emissioni di CO2, riduciamo il consumo di carta e l’inquinamento.

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio
comments powered by Disqus