Ceta: le Regioni dicono no

Il 1 agosto il consiglio regionale del Piemonte ha approvato l’atto di indirizzo per la sospensione dell’entrata in vigore del Ceta. Il provvedimento è stato approvato con 19 voti favorevoli, 4 contrari e 4 non votanti. Con il Piemonte sono ormai 7 le regioni italiane che si sono opposte all’entrata in vigore immediata del trattato di libero scambio tra Ue e Canada: Veneto, Umbria, Lazio, Marche, Puglia e Liguria. Oltre a queste anche Lombardia e Valle d’Aosta, pur non ufficialmente, hanno fatto sapere attraverso i propri assessori all’agricoltura, rispettivamente Gianni Fava e Laurent Viérin, di essere contrari al Ceta. Questa battaglia non sembra essere esclusiva di un solo schieramento politico ma condivisa da buona parte della politica regionale italiana. Infatti dal palco della manifestazione davanti a Montecitorio organizzata dalla coalizione Stop Ttip, a esporsi contro il trattato è stato Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, per il quale «il Ceta negherebbe l’identità produttiva delle nostre regioni» e anche l’assessore all’agricoltura del Piemonte, Giorgio Ferrero che proprio in quella occasione si era già si era impegnato per il no. 

Tutto questo tumulto nei Consigli regionali avviene mentre la ratifica del Ceta da parte del Parlamento italiano, che doveva effettuarsi il 25 luglio, annunciata per oggi, e infine slittata probabilmente ai primi di settembre, subito dopo la pausa estiva. Un percorso in salita per il governo che però dovrebbe spicciarsi: la scadenza per la rettifica è per il 21 settembre. Questo termine sembra molto difficile da rispettare viste le forti proteste interne all’Italia; e considerato che anche in Europa la strada non sembra semplice: a oggi solo 4 paesi su 28 (Lettonia, Danimarca, Croazia e Spagna) hanno ratificato l’accordo firmato nello scorso ottobre.

Oltre all’opinione pubblica, che si è dimostrata contraria al Ceta, ora anche 9 regioni italiane hanno fatto sentire la propria voce contro un trattato che potrà portarci più guai che benefici. Il Senato ascolterà i produttori di piccola scala, i cittadini e le istituzioni che non vogliono questo accordo?

Samuele Giuggia
press@slowfood.it

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