Nelle mense si insegni il valore del cibo

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Gaetano Pascale

Le discussioni sulle mense tengono banco a ogni inizio di anno scolastico e, in Piemonte, vanno avanti ormai da mesi, compresi quelli estivi. Non voglio entrare nel merito delle polemiche e, tanto meno, della sentenza del tribunale di Torino [con la quale, pochi giorni fa, si è rigettato il reclamo presentato dal ministero dell’Istruzione contro l’ordinanza del giugno scorso della Corte d’Appello, che riconosceva agli alunni il diritto di portare il pranzo da casa e consumarlo nel refettorio insieme ai compagni, Ndr].

Piuttosto vorrei focalizzare l’attenzione sul ruolo sociale ed educativo che le mense scolastiche devono avere. Un compito il più delle volte disatteso. Non possiamo nasconderci dietro le parole quando i numeri parlano da soli: il 26% delle scuole, secondo il ministero della Salute, sarebbe sprovvisto di mensa (Save the Children stima un dato ancora più alto, prossimo al 40% nei principali capoluoghi e con punte superiori al 50% al Sud). Quindi il primo passo è colmare questo vuoto. Oltre a far rispettare alcune regole fondamentali per educare le giovani generazioni a un corretto rapporto con il cibo e far sì che la mensa diventi un luogo di socializzazione e integrazione. Attraverso le quali è possibile innescare la curiosità, la conoscenza e la consapevolezza dell’importanza del cibo, l’attenzione alla provenienza e alle tecniche di produzione e, perché no, agli effetti sulla salute di una buona alimentazione. Come è emerso in questi giorni a Terra Madre Salone del Gusto.

Tra i problemi legati alla qualità del servizio non si può trascurare la scarsa attenzione alle produzioni locali e biologiche e ai piatti della tradizione, requisiti che di rado vengono contemplati dai bandi, sempre più attenti al costo e alle calorie. Oggi la burocrazia pone più ostacoli che regole certe, si pensi all’impossibilità di utilizzare i prodotti degli orti scolastici perché manca la tracciabilità.

Partendo dal presupposto che le mense non possono sostituirsi al ruolo educativo dei genitori, queste però ricoprono un ruolo importante per la crescita del bambino, per questo dovrebbero avere più considerazione.

 

Gaetano Pascale – presidente di Slow Food Italia

g.pascale@slowfood.it

da La Stampa del 25 settembre 2016

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