Monsanto sorvegliato speciale: il glifosato tra le sostanze probabilmente cancerogene

Food and Farm SuperweedsSi chiama Roundup, circola da almeno vent’anni, ed è probabilmente il pesticida più diffuso al mondo. È il fiore all’occhiello del colosso agroindustriale Monsanto, ed è stato inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra le sostanze probabilmente cancerogene. Recenti studi condotti dall’Iarc, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro collegata all’Oms, dimostrano che il principio attivo alla base del Roundup sarebbe da inserire nella lista delle sostanze chimiche più pericolose perché aumenterebbero il rischio di tumori e danni al Dna. Il condizionale, almeno per ora, è d’obbligo: il campione di cui si è occupata la ricerca riguarda solo lavoratori maschi adulti; inoltre ancora non è chiaro quale sia la soglia di esposizione massima né la ragione per cui il Roundup possa generare questo specifico tipo di cancro.

Il principale fattore di rischio è rappresentato dal glifosato, principio attivo contenuto nel Roundup e sostanza diffusissima in tutto il mondo: basti pensare che viene impiegata in oltre 700 prodotti agricoli destinati a una fetta di mercato molto ampia, che va dai più grandi gruppi agricoli, agli spazi pubblici, fino ai giardini domestici. Una vera punta di diamante nel bilancio della Monsanto, le cui vendite sono aumentate negli ultimi anni anche in seguito allo sviluppo di sementi resistenti al glifosato, che rappresentano il grosso delle sementi geneticamente modificate, diffuse oggi.

Quello dell’Iarc rappresenta l’ultimo di una serie di studi iniziati nel 2001 sugli effetti del glifosato, studi che hanno rilevato un aumento di danni cromosomici e una maggiore incidenza di linfomi non Hodgkin tra i lavoratori dei settori agricolo e forestale esposti allo sviluppo e all’utilizzo del diserbante.
In Italia la notizia non è stata accolta con entusiasmo e alcuni parlamentari hanno chiesto la messa a bando di Roundup e annunciato un’interrogazione sul tema al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina.
La Monsanto, dal canto suo, respinge ogni accusa parlando di «scienza spazzatura», facendo notare come i suoi prodotti chimici siano stati sottoposti al controllo degli organismi regolatori di numerosi altri Paesi senza che scattassero divieti o sanzioni di sorta, e ricordando come numerosi altri prodotti entrati da anni nelle nostre case come l’aloe vera, il caffè o i cellulari siano presenti nella lista nera diffusa dall’Iarc. Un’obiezione non del tutto corretta: mentre questi prodotti rientrano nella categoria 2b, vale a dire quella delle sostanze potenzialmente cancerogene, il glifosato rientra invece nella categoria 2a, che comprende le sostanze probabilmente cancerogene. Una sfumatura da non sottovalutare.

In queste ore il vicepresidente della Monsanto Philip Miller ha richiesto un incontro ufficiale con la Iarc, a cui chiede il ritiro del rapporto sul glifosato. «Mettiamo in dubbio la qualità di questa classificazione – ha affermato Miller durante una conferenza stampa riportata dal Financial Times – l’Oms ha qualcosa da spiegare».

Secondo Monsanto l’agenzia avrebbe ignorato tutti gli studi condotti dalle autorità regolatorie tedesche, statunitensi, dalla Commissione Ue e da altre due agenzie dell’Oms che dimostravano la sicurezza del glifosato, concentrandosi su quelli che la mettevano in dubbio. In particolare, ha affermato Miller, sono stati ignorati tutti gli studi concordi nell’escludere la cancerogenicità del glifosato se usato secondo le indicazioni.

Fonti: Quartz; La Stampa; Wired
Foto: Quartz
A cura di Paolo Tosco
p.tosco@slowfood.it

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio
comments powered by Disqus