Migranti: restiamo umani – La lettera di Carlo Petrini al direttore dell’Unità

Siamo di fronte a un crocevia della storia in cui siamo chiamati a dimostrare che i valori su cui abbiamo fondato il nostro vivere civile.

Caro Direttore,

in questi giorni si è discusso sulla possibilità di organizzare a Milano una manifestazione sullo stile di quella di Barcellona dello scorso 19 febbraio, in cui centinaia di migliaia di cittadini hanno manifestato per chiedere al governo centrale maggiore attenzione all’accoglienza dei migranti e per ribadire a loro volontà di ospitalità e di far parte di una comunità capace di aprire le proprie porte a chi si trova in situazioni di emergenza.

In un momento storico in cui ovunque nel mondo stanno montando pericolose ondate di xenofobia e di chiusura, quello di Barcellona è stato un segnale di cui andare orgogliosi come cittadini europei. Da questo punto di vista sono contento che il prossimo 20 maggio Milano possa dare un segnale simile, e mi auguro che la manifestazione abbia una grande risposta da parte della cittadinanza. Non c’è dubbio, infatti, che siamo di fronte a un crocevia della storia in cui siamo chiamati a dimostrare che i valori su cui abbiamo fondato il nostro vivere civile sono realtà e non carta straccia.

Qui, infatti, stiamo assistendo a un processo di migrazione che non è figlio di un momento, al contrario è destinato a durare nel tempo ed è la conseguenza di secoli di ruberie, di sfruttamento e di ladrocinio perpetrato dalle economie del primo mondo nei confronti delle risorse africane e mediorientali. Oggi paghiamo lo scotto di scelte rapaci che sono le stesse scelte che ci hanno consentito il benessere di cui godiamo oggi. Non possiamo adesso girarci dall’altra parte di fronte a questi nostri fratelli disperati. Se c’è qualcosa di certo, infatti, è che siamo tutti fratelli su questo pianeta che è la nostra casa comune, e come fratelli dobbiamo guardare a chi sta lasciando le proprie case e sta affrontando pericoli e difficoltà indicibili per raggiungere le coste europee.

L’unica strada per restare umani e per pensare a un futuro dignitoso, felice e pieno per noi stessi e per i nostri figli è l’accoglienza fraterna. Diversamente non saremo migliori di quei nostri antenati europei che andavano per il mondo a predare e sfruttare.

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