Miele senza residui? Cercatelo in montagna

Università europee unite per individuare il miele più “pulito”. Il progetto Interreg Italia-Svizzera – Valori e sapori delle produzioni tradizionali alpine – Proalpi ha dato luce a un sistema per identificare le aree dove trovare il miele privo di residui di pesticidi.

I ricercatori dell’università della Montagna (centro di ricerca Gesdimont), insieme a quelli del Laboratorio di sicurezza alimentare (Lsa) del Dipartimento di Scienze veterinarie e sanità pubblica (Divet) dell’Università di Milano hanno indagato la qualità di mieli provenienti da diversi comprensori con l’intento di verificarne la genuinità. Come ben sappiamo, purtroppo tutti gli alimenti possono presentare sostanze indesiderate al loro interno, come ad esempio residui di pesticidi o policlorobifenili (Pcbs). E quindi anche il miele può subire contaminazioni di tipo ambientale, a causa di un’elevata presenza di attività industriali, o di pratiche agronomiche intensive. Per verificarne la purezza, i ricercatori hanno raccolto campioni di miele provenienti da quattro tipologie di diverse aree: Paesi extra-Ue, comprensori ad alta intensità industriale (Verbano Cusio Ossola), da zone caratterizzate da frutticoltura intensiva (Trentino), e infine zone montane senza attività antropiche di rilievo (Alta Valle Camonica).

In tutti i campioni analizzati, i valori sono risultati conformi alla norma, ma l’analisi ha confermato la stretta relazione esistente tra presenza di contaminanti e la presenza di specifiche fonti di inquinamento. «I composti – spiega Sara Panseri, dell’Università di Milano – riscontrati con maggiore frequenza in campioni di mieli provenienti da aree al alto tasso di industrializzazione sono il Ddt e il Dde, banditi negli anni Cinquanta, ma con un’elevata stabilità nell’ambiente. In mieli prodotti in aree caratterizzate da agricoltura intensiva sono il captan, il clorpirifos, il quinoxifen, prodotti ad attività fungici da e insetticida. Gli unici campioni senza residui provengono dalla montagna, dove l’attività è marginale. Un fattore che indica come debbano esistere specifiche caratteristiche ambientali per poter produrre mieli esenti da residui».

Una delle contaminazioni più frequenti nel miele è quella generata da un uso importante di prodotti chimici per la lotta agli infestanti in particolare nelle produzioni frutticole. «Il problema dei residui di agrochimici – prosegue Panseri – è ancor più sentito nelle produzioni di tipo biologico che fondano proprio sull’assenza d’uso di prodotti di sintesi il proprio valore aggiunto agli occhi del consumatore, costituendo spesso un importante fattore decisionale al momento dell’acquisto. Ora stiamo cercando, grazie anche al cofinanziamento della Fondazione Bresciana Valle Camonica, di delimitare e mappare gli areali in cui sia possibile garantire una produzione di miele di qualità superiore».

Dove trovarlo? Noi vi consigliamo i mieli di alta montagna Presidio Slow Food di rododendro, millefiori e melata di abete…

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte: Agrisole 

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