Meno antibiotici nei polli di McDonald’s (ma solo dal 2019)

I polli di McDonald’s conterranno meno antibiotici. Lo assicura il colosso americano in una recente nota stampa. La motivazione sta nella consapevolezza che «la resistenza agli antibiotici è una questione importante per persone e animali», come scrive l’azienda di San Bernardino.

Quello della resistenza agli antibiotici è un fenomeno che preoccupa sempre di più la comunità scientifica: l’uso eccessivo di tali medicinali ha contribuito alla comparsa di batteri resistenti alle cure, a tal punto che abbiamo continuamente bisogno di nuovi e sempre più efficaci antibiotici in grado di curare le malattie. Peccato che, come avverte l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i nuovi antibiotici siano sempre meno e se non dovessimo trovarne di nuovi, dal 2050 semplici infezioni e malattie considerate “superate” potrebbero causare anche 10 milioni di morti l’anno – più del cancro – e un enorme impatto economico. Già oggi, secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), almeno due milioni di persone negli Stati Uniti vengono infettate ogni anno da batteri resistenti agli antibiotici, causa di 23 mila decessi.

Anche la somministrazione continua di antibiotici negli allevamenti intensivi alimenta il fenomeno della resistenza agli antibiotici nei consumatori di carne. Per questo motivo, la famosa catena di fast-food ha imposto ai suoi fornitori di pollo il divieto di utilizzare nei propri allevamenti i cosiddetti antibiotici di importanza critica (Ais, così chiamati dall’Oms). La misura scatterà da gennaio 2018 nei seguenti Paesi: Brasile, Canada, Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti ed Europa. In Europa però il colosso degli hamburger farà un’eccezione per la colistina, antibiotico cosiddetto “da ultima risorsa”, probabilmente considerato ancora utile per scongiurare qualche epidemia.

La colistina è comunque già sotto i riflettori della Commissione Europea, la quale ne ha pianificato la riduzione nel settore veterinario del 65% nei prossimi 3-4 anni. Un dato: Italia e Spagna registrano i livelli più alti di colistina negli animali da allevamento. In ogni caso, dal 2019 anche l’Europa dovrà impegnarsi a eliminare la colistina nei polli di McDonald’s; nello stesso periodo è previsto l’abbandono degli Ais in Russia e Australia. Per tutti gli altri fornitori il limite è l’anno 2027. Nel frattempo la riduzione di antibiotici interesserà anche il manzo e il maiale, ma ancora non si conoscono le tempistiche.

Tutto ciò non fa altro che confermare quanto in questi ultimi anni il settore degli allevamenti intensivi di carne destinata al consumo umano abbia abusato con la somministrazione di medicinali. Gli stessi scienziati, infatti, hanno affermato per decenni che esiste un forte legame tra l’uso degli antibiotici negli animali e la diminuzione dell’efficacia di questi farmaci nella medicina umana. Bisogna constatare poi che gli allevatori di pollame industriale spesso hanno usato – e continuano a usare – antibiotici non per trattare epidemie di malattia nei pollai ma per prevenire che accada, oppure per aiutare gli uccelli a crescere più velocemente.

Ma è inutile piangere sul latte versato, come si suol dire. Meglio trovare gli aspetti positivi di questa vicenda. E secondo Jean Halloran, direttrice della Consumer Union, nota organizzazione che difende i consumatori statunitensi, la decisione di McDonald’s «se pienamente applicata, potrebbe essere una vera svolta, capace di trasformare il mercato, visto il forte potere contrattuale dell’azienda».

 

Maurizio Bongioanni

m.bongioanni@slowfood.it

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