Melagrana italiana: un toccasana per noi e le economie locali

Nei tanti anni durante i quali si è tenuta questa rubrica abbiamo seguito evoluzioni interessanti di alcune coltivazioni nel nostro Paese. C’erano frutti di cui non ci occupavamo ogni volta che arrivava la loro stagione perché erano marginali, difficili da trovare locali – o italiani – al mercato, si potevano procurare soltanto conoscendo i giusti contadini che non li coltivavano certo per reddito ma perché magari in possesso di alcune piante ricevute in eredità.

La melagrana, il frutto dell’albero del melograno, è l’esempio più calzante. Se andiamo a rileggere un pezzo apparso su questa rubrica, del 2011, sostenevamo che la pianta era presente da Nord a Sud ma che non ne esistevano vere e proprie piantagioni per una produzione più cospicua e distribuita in maniera razionale. Sostenevamo, citando testualmente: «È dunque strano che non ci siano piccole economie di territorio basate sulla melagrana nel nostro Paese, ma potrebbe essere un’idea interessante» per svilupparle laddove non sono così fiorenti.

Sette anni dopo possiamo dire che i prodotti che eravamo abituati a trovare al mercato, in gran parte provenienti da Turchia, Iran e Spagna (che ancora sono i principali Paesi da cui importiamo), oggi vedono la forte concorrenza delle melegrane italiane, perché nel frattempo in Sicilia, Basilicata e Puglia sono cresciute quelle coltivazioni a frutteto che suggerivamo. E sono piccoli business che non soltanto funzionano molto bene, ma “sfornano” dei frutti di una qualità eccelsa, soprattutto se parliamo di Sicilia. Avremo il solito paradosso per cui il prodotto importato costerà meno – come per esempio le melegrane turche che possiamo comprare anche a 1,5 euro al chilo al supermercato – mentre quello italiano si porterà via per circa il doppio, ma davvero non si possono paragonare i due frutti. Uno avrà viaggiato molto a lungo e sarà stato trattato per mantenere buone le sue caratteristiche almeno alla vista (niente di più insostenibile per l’ambiente e poco gustoso per il palato), l’altro sarà più fresco e “pulito” e il suo prezzo sarà comunque giustificato da costi di produzione che, è sempre bene ricordarlo, i nostri contadini e imprenditori agricoli non possono abbassare senza ricorrere a metodi illegali, se non disumani, nell’utilizzo di manodopera.

Per cui, cari lettori, sapete cosa scegliere oggi e visto che il succo di melagrana è un toccasana (tra l’altro sempre più di moda), fatene delle belle scorpacciate.

Carlo Bogliotti
c.bogliotti@slowfood.it

Da La Stampa del 3 novembre 2018

 

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