Maiali e libertà. La lotta di Rudolf per un allevamento a misura d’animale

Dalla Germania al mondo e ritorno (quasi), con due piedi ben saldi in terra, un cuore alato e un’inestinguibile energia della quale è impossibile non stupirsi.

La storia di Rudolf Bühler, classe 1952, è un concentrato di iniziative, viaggi, intuizioni e azioni che hanno portato un agricoltore del Baden-Wurttemberg a diventare la forza catalizzatrice di un movimento per l’agricoltura buona, pulita e giusta, dove la passione per il proprio territorio incontra una vocazione internazionale contagiando un intero Paese.

Infatti, sebbene la volontà di portare avanti l’azienda agricola di famiglia fosse chiara fin da subito, Rudolf aveva intuito già da giovane come le tematiche della sostenibilità e della giustizia alimentare fossero in effetti globali, e per questo agli studi di agronomia aveva affiancato approfondimenti sull’agricoltura nei Paesi tropicali e subtropicali, seguiti da un Master in sociologia dell’agricoltura.

Rudolf Bühler con il principe Carlo d’Inghilterra

Con la fine degli studi, appena ventiseienne, inizia un percorso di esperienze all’estero, che per sei anni lo impegneranno in iniziative di sviluppo rurale in Zambia, Siria e Bangladesh.

Il suo rientro in Germania, comunque, non è assolutamente da leggersi come una battuta d’arresto, anzi. Da qui parte un lavoro incredibile.

Mattone su mattone, Rudolf inizia a costruire un percorso di agricoltura che si fonda sulla necessità di una produzione sostenibile, sulla convinzione che l’unione faccia la forza, e sul bisogno di giustizia sociale ed economica che accomuna le comunità agricole di tutto il mondo.

Già nel 1984 converte la sua azienda al biologico e alla biodinamica. L’attività principale è l’allevamento estensivo di maiali e pecore, ma accoglie anche studenti e giovani che vogliono intraprendere iniziative agricole nel rispetto dell’ambiente.

Proprio dall’allevamento dei maiali nascono molte delle iniziative di cui si farà promotore: il recupero del suino autoctono Swabian Hall Landrace a partire dai 25 esemplari rimasti, dando il via a una sistematica rivitalizzazione della razza con relativo sviluppo delle possibilità di mercato, la creazione del primo standard per il welfare animale nella regione, la fondazione dell’associazione dei produttori della razza e, successivamente, anche l’associazione dei contadini di Schwäbisch Hall, che partendo dagli otto membri del 1988 ne conta oggi 1450.

Questa partecipatissima associazione si occupa di dare servizi come la creazione di standard per l’allevamento degli animali di razze in pericolo, di formare alleanze commerciali e di costruire farmers market in tutta la regione.

Inoltre si fa promotrice di eventi per la sensibilizzazione del pubblico, ed è riuscita ad attivare un mattatoio comunitario di proprietà degli stessi allevatori. Il tutto sempre sostenuto da progetti di ricerca attivati con diversi partner scientifici del Paese.

Ma anche all’estero, l’attività di Rudolf e delle sue associazioni non si sono mai fermate, con diverse iniziative in Romania, Ucraina, Serbia, India, Zanzibar, in particolare con il bellissimo progetto “Seeds of Hope”, che supporta la produzione di spezie prodotte nel rispetto dell’ambiente e della qualità, con ampie finalità sociali.

Con il loro lavoro, Bühler e l’associazione dei contadini di Schwäbisch Hall (Besh) sono la quintessenza delle buone pratiche locali coniugate al respiro internazionale della lotta per i diritti delle popolazioni agricole, tanto da arrivare a istituire l’International Global Peasants Rights Congress, un network internazionale che lavora per l’affermazione dei diritti di chi si dedica alla custodia responsabile della terra e dei suoi prodotti.

 

Carlo Petrini

da La Repubblica del 19 aprile 2018

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