Mai più conigli in gabbia. E ora?

«Mai più conigli in gabbia.» «Giornata storica.» «Un successo!»

Queste sono alcune delle prime reazioni al voto del Parlamento europeo che si è tenuto nei giorni scorsi per migliorare le condizioni dei conigli negli allevamenti.

Cerchiamo di capirne di più e soprattutto che cosa comporta realmente questa decisione per la realtà degli allevamenti cunicoli.

Nella giornata di lunedì 13 marzo, in seguito alla votazione che si era tenuta nella Commissione Agricoltura a gennaio il Parlamento europeo (con 410 voti a favore, 205 contrari e 59 astensioni) si è espresso a favore della dismissione graduale delle gabbie per i conigli nella Ue e per l’elaborazione di una legislazione specie specifica.

Nonostante siano infatti oltre 340 milioni i conigli allevati ogni anno sul territorio europeo, non esistono ancora requisiti minimi obbligatori per il loro benessere, come invece avviene per altre specie di animali considerate da reddito.

A porre l’attenzione sulle condizioni di vita dei conigli sono state le inchieste svolte dalle organizzazioni animaliste Compassion in World Farming (Ciwf) e Animal Equality portate avanti in oltre 75 allevamenti in tutta Europa.

Sicuramente si tratta di una decisione molto importante e influenzata dalla sollevazione dell’opinione pubblica che, con oltre 600 mila cittadini firmatari della petizione lanciata sulla piattaforma Change.org, chiedeva l’abolizione delle gabbie.

Si tratta quindi di un primo importante passo che Slow Food ritiene necessario e accoglie con estrema soddisfazione.

Tuttavia, il processo è appena iniziato e resta aperto il dibattito su quali possano essere le soluzioni realmente praticabili ed economicamente sostenibili che si vadano a sostituire all’allevamento in gabbia.

La forma di allevamento a terra comporta infatti una serie di problematiche dal punto di vista igienico-sanitario (il coniglio è infatti un animale molto fragile), e la convivenza di conigli maschi adulti potrebbe riaprire alla pratica della castrazione, ormai in disuso negli allevamenti cunicoli.

Forse la soluzione potrebbe essere quella di tornare ad allevare il coniglio in maniera amatoriale, come si faceva una volta in ogni cascina, e abbandonare definitivamente l’allevamento intensivo di questo animale, che non si presta ad essere allevato in grandi numeri se non appunto in gabbie minuscole e spoglie condannando gli animali a vivere su una griglia senza neanche la possibilità di alzarsi sulle zampe posteriori, come avviene oggi.

La palla passa dunque alla Commissione Agricoltura, incaricata dal Parlamento Europeo all’elaborazione di norme che tutelino il benessere dei conigli.

Noi ribadiamo il concetto per cui è meglio mangiarne meno, informandoci sulla provenienza e sul metodo di allevamento. Se poi esso potrà essere davvero senza gabbie sarà oggetto di ricerche e esperimenti.

Jacopo Ghione
j.ghione@slowfood.it

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