Lotta ai caporali: il consumatore fa la differenza

Irregolarità nei rapporti di lavoro in più di un’azienda agricola su due: è un quadro ancora preoccupante quello che emerge dal rapporto annuale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Nel corso del 2016, gli oltre 8mila controlli effettuati hanno permesso di individuare 5512 lavoratori irregolari, di cui 3997 assunti in nero di questi 217 extracomunitari privi di permesso di soggiorno. A nove persone è stata contestata la violazione della nuova legge sull’intermediazione illecita di manodopera, ad altre tre la riduzione in schiavitù.

Se è presto per tracciare un bilancio sull’efficacia dei provvedimenti varati a ottobre, basta la cronaca recente per tenere alta la guardia. Molti ricorderanno come una generale presa di coscienza fosse venuta dopo la morte per fatica per due euro all’ora della bracciante pugliese Paola Clemente: era il luglio del 2015. Solo tre settimane fa si è arrivati all’arresto di sei caporali.

Di caporalato, intanto, si continua a morire. Ѐ successo pochi giorni fa a Rignano Garganico, col rogo del “gran ghetto”. Ma l’ombra dello sfruttamento si estende ben al di là dei campi pugliesi: secondo l’ultimo rapporto Flai Cgil, in 80 distretti agricoli, dal Ragusano all’Agro Pontino fino al Monferrato, la legge del padrone spesso vale più di quella dello Stato.

In anni non lontani, la tacita “tolleranza” del lavoro irregolare ha permesso di porre in atto le pratiche più estreme e brutali di oppressione. Non dovremmo dimenticarcene, quando ancora oggi sentiamo invocare il permissivismo in nome dello sviluppo imprenditoriale.

La legge sul caporalato è di certo un passo avanti, ma per ripulire le filiere alimentari serviranno nuovi strumenti, oltre le sanzioni già previste, ad esempio la revoca di tutti i marchi di qualità per le aziende che si servono di “scorciatoie”. Anche chi fa la spesa è chiamato a fare la sua parte: l’attenzione alla provenienza dei prodotti e la preferenza per le filiere corte sono armi a disposizione di ogni consumatore. E poi sospettare per i prezzi troppo bassi.

 

Gaetano Pascale, presidente Slow Food Italia

La Stampa, 12 marzo 2017

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