L’onda lunga dell’acqua bene comune

“Grazie ad una deliberazione di iniziativa popolare, la Smat SpA, la società che gestisce l’acquedotto torinese, potrebbe diventare una società speciale consortile. Il documento è stato approvato questo pomeriggio dal Consiglio comunale. A favore hanno votato 20 consiglieri, 1 contrario, 16 astenuti” spiega un comunicato stampa del Comune di Torino, diffuso dopo che -lo scorso 4 marzo- era stata votata la delibera promossa dal Comitato acqua pubblica Torino.
L’onda lunga del referendum tocca anche la città della Mole, e punta a mettere “paletti” alle possibili scelte di un ente locale fortemente indebitato, che ha già dimostrato l’interesse a svendere le proprie partecipazioni azionarie per far cassa. 
Smat spa
, una società per azioni controllata al 100 per cento dagli enti locali, potrebbe diventare la più grande utility italiana a trasformarsi in soggetto di diritto pubblico: “Lunedì 4 marzo un incerto consiglio comunale di Torino è stato costretto ad approvare la delibera di iniziativa popolare sotto la spinta democratica dei cittadini -ha spiegato il Comitato, in un comunicato-. Emendamenti dell’ultimo minuto hanno comunque introdotto due elementi che giudichiamo negativamente. Il PD ha voluto cancellare gran parte della cosiddetta ‘narrativa’ che esprimeva le motivazioni che avevano portato alla proposta. La maggioranza di centro sinistra del Consiglio Comunale non ha avuto il coraggio di condividere il senso critico di larga parte della cittadinanza. Nel dispositivo si sono introdotti ulteriori passaggi di valutazione e analisi per l’effettiva applicazione della delibera, che -ricordiamo- viene discussa a distanza di sei mesi dalla sua presentazione”.
Alle critiche del Comitato fanno da contraltare le dichiarazioni del sindaco della cittò, Pietro Fassino, che spiega quali siano le due condizioni che l’ente intende verificare, in un tempo di tre mesi, prima di procedere alla “trasformazione di Smat in società consortile”. “In primo luogo -ha spiegato Fassino-, qualunque sia la forma societaria, bisogna garantire alla società che gestisce l’acqua adeguati flussi finanziari per investimenti, altrimenti nel tempo il servizio deperirebbe e il costo per i cittadini salirebbe. In secondo luogo, bisogna poi essere consapevoli che Smat ha già fatto cospicui investimenti finanziati da credito bancario: è necessario che la società sia in grado di onorare quegli impegni, che altrimenti ricadrebbero su tutti i 230 Comuni. E i piccoli Comuni non potrebbero sostenerli”. 

A Torino, e in tutto l’Ambito territoriale ottimale numero 3 del Piemonte, potrebbe partire un processo simile a quello che hanno avviato i sindaci della provincia di Reggio Emilia, dopo aver votato una mozione d’indirizzo volta alla ri-pubblicizzazione all’interno dell’Agenzia territoriale per i servizi idrico e rifiuti.
L’esempio reggiano potrebbe trovare presto una eco emiliana anche a Piacenza, dove il prossimo 14 marzo l’assemblea dei 48 sindaci della provincia sarà chiamata a decidere sul futuro affidamento della gestione dell’acqua (nel dicembre 2011 è scaduta la concessione a Iren).
“Si tratta di una scelta storica -spiega in un comunicato il comitato Abc Piacenza- tra due alternative agli antipodi, che condizionerà la gestione dell’acqua per i prossimi 30 anni”.
“Abbiamo chiesto di poter intervenire ad inizio assemblea per illustrare ai sindaci le nostre proposte -continua il comitato-, ma questa possibilità ci è stata negata. Continuiamo ad attendere il percorso partecipativo annunciato dal Sindaco Dosi appena prima di capodanno. Speriamo che venga avviato presto, e magari allargato all’ambito provinciale.
Le due alternative tra cui scegliere:
1) affidare direttamente , ‘in house’, la gestione dell’acqua a un ente completamente pubblico, in ossequio alla volontà popolare espressa dal risultato referendario del giugno 2011.
2) una gara europea per la scelta del gestore privato o del socio privato con il quale gestire il servizio, in spregio alla volontà popolare.
L’ipotesi della gara, non certamente priva di incognite e alti costi, tradirebbe palesemente l’esito referendario.
La gara potrebbe essere vinta da qualche multiutility privata straniera, e anche qualora venisse vinta da Iren il quadro a cui si andrebbe incontro è quello di una privatizzazione sempre maggiore del servizio idrico integrato, in spregio al risultato referendario.
Iren infatti nel suo ultimo piano industriale, oltre a prevedere di continuare nel taglio degli investimenti previsti, prospetta chiaramente la privatizzazione totale del servizio, affermando che l’impegno della società si concentrerà nel consolidamento della partnership con F2i“, il fondo d’investimenti guidato da Vito Gamberale.

Slow Food Italia è membro del Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, forum promotore del referendum del 12-13 giugno 2011 che ha abrogato il decreto Ronchi-Fitto, il quale prevedeva la cessione ai privati della gestione dei servizi quali acquedotti, fognature, pulizia e trattamento dei reflui.
Slow Food Italia ha partecipato attivamente alla campagna referendaria affinché la legge che imponeva la privatizzazione del servizio idrico integrato venisse abrogata.

Per ulteriori informazioni:
acquabenecomune.org

 Via Altreconomia

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