L’Europarlamento caccia i lobbisti Monsanto

Mentre ai vertici dell’Unione Europea è tuttora in discussione la messa al bando del glifosato, un bando molto più immediato ha colpito proprio i lobbisti che rappresentano Monsanto nelle stanze del potere.

La curiosa vicenda ha avuto luogo nella giornata di giovedì 28: in precedenza, la commissione Ambiente, Salute Pubblica e Agricoltura del parlamento di Strasburgo aveva convocato l’azienda per un’audizione il prossimo 11 ottobre. Gli europarlamentari volevano ottenere informazioni sullo scandalo dei Monsanto Papers, che ha travolto in questi mesi il colosso dell’agroindustria accusato di aver manipolato diversi studi scientifici (noi ve ne abbiamo parlato qui e qui).

I vertici della multinazionale hanno però fatto spallucce, ignorando l’invito ufficiale e rispondendo con una certa arroganza che non consideravano il Parlamento europeo «una sede appropriata» per discutere simili argomenti: «L’audizione congiunta [alla quale avrebbero presenziato anche accademici, associazioni di categoria e organizzazioni ambientaliste, NdA] è l’ultimo tentativo di influenzare e frustrare il processo regolatorio e scientifico dell’Ue da parte di coloro che si oppongono alle moderne pratiche agricole» ha scritto in una lettera il vicepresidente di Monsanto Philip Miller.

«Abbiamo osservato con crescente allarme la politicizzazione della procedura europea di rinnovo del glifosato – ha aggiunto Miller – una procedura che dovrebbe essere scientifica ma che per molti aspetti è stata dirottata dal populismo».

Questa volta però non si tratta solo di un grave sgarbo alle istituzioni, ma di un’infrazione alle norme. Nel gennaio scorso infatti è entrato in vigore un regolamento che impone il divieto d’accesso alle sedi parlamentari per i lobbisti dei gruppi economici che rifiutano di cooperare o di partecipare alle audizioni pubbliche.

Finora nessuna lobby era mai stata colpita da questo provvedimento, già ventilato nei confronti di una grossa impresa di costruzioni coinvolta nella vicenda dei Panama Papers.

La conferenza dei capigruppo dell’Europarlamento ha invece deciso all’unanimità sull’infrazione della Monsanto, che si trova ad affrontare queste limitazioni proprio nel mezzo di alcune battaglie cruciali per il suo futuro: dalla fusione con la tedesca Bayer (temporaneamente bloccata dalle autorità europee) al rinnovo della licenza sull’uso del glifosato, il principio attivo contenuto nell’erbicida Roundup.

La prossima settimana si terrà una riunione del Comitato Paff (Plants, Animals, Food and Feed), organismo tecnico della Commissione Ue chiamato a discutere la proposta di estensione decennale dei permessi di vendita: Francia, Polonia, Svezia e Lettonia sembrano intenzionati a respingerla e l’Italia potrebbe unirsi al gruppo dei contrari al glifosato. Più difficile prevedere cosa farà la Germania, reduce dal voto e ancora priva di governo, che potrebbe chiedere un nuovo rinvio della decisione al 6 novembre.

Secondo la dichiarazione presentata al registro per la trasparenza europeo, Monsanto spende dai 300mila ai 400mila euro all’anno in attività di lobbying a Bruxelles. Ora potrà continuare a tenere incontri privati con i singoli europarlamentari. Ma restando fuori dalle aule e dai palazzi delle istituzioni.

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

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