Lettera al nuovo anno: desideri e nuove sfide per Slow Food

Caro anno nuovo, ti scrivo a nome di Slow Food. Quello che ci stiamo lasciando alle spalle è stato un anno denso di avvenimenti e di sfide. All’inizio di luglio, al congresso di Montecatini, abbiamo rivoluzionato il nostro modo di essere associazione e per la prima volta non abbiamo eletto un presidente. In controtendenza rispetto a società dove il leaderismo sembra tornare di gran moda, abbiamo scommesso sull’orizzontalità, provando a smussare i vertici e ad allargare le basi delle nostra organizzazione.

A settembre, al termine delle giornate di Terra Madre Salone del gusto, abbiamo rilanciato la campagna globale «Food for change» consapevoli della necessità di agire globalmente, e di farlo a partire da ciascuno di noi, perché c’è un altro cambiamento che è innegabile, nonostante il negazionismo dei vari Trump e Bolsonaro nel mondo, ed è quello climatico e sulle sue disastrose conseguenze la scienza si è espressa in modo inequivocabile: serve un cambio di rotta. Anche il governo italiano ha scelto cambiamento come sua parola d’ordine. Ma se questo sarà positivo o negativo dipenderà dalle azioni che saranno messe in campo.

Così, caro anno nuovo, affidiamo a queste poche righe un piccolo elenco di quello che ci piacerebbe vedere realizzato nei prossimi mesi.

Ci piacerebbe ad esempio poter avere una buona legge sul consumo di suolo, per fare i conti con serietà e responsabilità con il dissesto idrogeologico e l’alto rischio sismico che caratterizzano buona parte di questo Paese. Dobbiamo rendere più equa la filiera alimentare ed è per questo che rilanciamo con forza due strumenti che vorremmo fossero sopportati anche dalle norme di questo Stato: l’etichetta narrante e il prezzo sorgente. A maggio torneremo a Genova con Slow Fish e parleremo ancora una volta di mare, al centro ci sarà il ruolo dei pescatori, insieme parleremo anche dell’uso indiscriminato delle plastiche che stanno uccidendo la nostra fauna ittica. Vorremmo si diffondesse una maggiore consapevolezza del ruolo che ha la pastorizia, dando dignità e valore a chi, con enormi sacrifici, presidia le nostre montagne, restituendoci prodotti di eccellenza che racconteremo a Cheese.

Giorgia Canali
Da La Stampa del 30 gennaio 2018

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