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Lo spreco che non vediamo: dal cibo ai dispositivi elettronici, la sfida della riparazione

Quando si parla di sprechi, il pensiero corre quasi sempre al cibo. È naturale: da anni siamo sensibilizzati sull’importanza di non sprecare alimenti, di pianificare gli acquisti e di valorizzare ogni risorsa presente sulle nostre tavole. Ma esiste un altro spreco, meno visibile eppure altrettanto significativo, che riguarda gli oggetti che utilizziamo ogni giorno.
Smartphone, computer, piccoli elettrodomestici e dispositivi elettronici vengono spesso sostituiti molto prima della fine della loro vita utile. Una batteria che si scarica troppo in fretta, un componente guasto o semplicemente l’uscita di un nuovo modello sono motivi che portano milioni di prodotti a diventare rifiuti, contribuendo alla crescita dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), una delle categorie di scarto in più rapida crescita nel mondo.

Proprio come impariamo a recuperare gli avanzi in cucina, dovremmo imparare a dare una seconda possibilità agli oggetti che possediamo. Riparare anziché sostituire significa ridurre il consumo di materie prime, limitare la produzione di rifiuti e contrastare la cultura dell’“usa e getta” che caratterizza molti modelli di consumo contemporanei.

È questa la filosofia alla base della Direttiva europea 2024/1799, nota come Right to Repair (“Diritto alla riparazione”), entrata in vigore il 30 luglio 2024 e che gli Stati membri, Italia compresa, dovranno recepire entro il 31 luglio 2026. L’obiettivo è rendere la riparazione una scelta concreta, accessibile e conveniente, favorendo prodotti più durevoli e un mercato dei servizi di manutenzione e ricondizionamento più sviluppato.

I benefici non riguardano soltanto l’ambiente. Una maggiore diffusione delle riparazioni può sostenere l’economia circolare, creare nuove professionalità e generare occupazione qualificata sul territorio, valorizzando competenze tecniche spesso difficili da sostituire.
Ridurre gli sprechi, dunque, non significa soltanto prestare attenzione a ciò che mettiamo nel piatto. Significa adottare una cultura della responsabilità che accompagna ogni nostra scelta quotidiana: dal cibo alla tecnologia, dagli acquisti alla cura degli oggetti che utilizziamo. Perché la sostenibilità non nasce solo dal consumo consapevole, ma anche dalla capacità di dare valore a ciò che già possediamo.

 

Editoriale a cura di 

Ines Innocentini
Vicepresidente Slow Food Lazio

 

Per approfondire il tema, condividiamo l’articolo di Open, che illustra i punti chiave della nuova normativa europea e il suo possibile impatto sui consumatori, sull’ambiente e sul mercato delle riparazioni e il testo della direttiva europea:
🔗 https://www.open.online/2026/07/28/diritto-riparazione-ue-direttiva-garanzia-31-luglio/
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401799