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Il saluto di Slow Food a “zio Checchino” Pongelli

È con un grandissimo peso che dobbiamo dire addio a Francesco (Zio Checchino) Pongelli, lo “zio” di tutto il paese, lo zio che con le sue creazioni dolciarie è entrato in tutte le case e su tutte le tavolate in festa di Priverno.

Ci piace ricordarlo seduto sulla sua sedia preferita davanti al bancone del bar, il tavolino imbandito di riviste, cappuccino, Radetzky all’uvetta e l’immancabile stereo portatile da cui ascoltava la sua amata musica, da quella colta agli stornelli romani.

Si entrava da “Pongelli” non solo per fare colazione, prendere le paste della domenica o per fare due chiacchiere con gli altri avventori o con Paola e Carmine (i figli di Checchino), ma anche per cercare un contatto con le radici di quell’Italia fatta di persone, storie, prodotti, profumi e sapori che sembra sfuggire via inesorabilmente come farina in un setaccio ma che Checchino sapeva far rivivere anche solo con la sua presenza.

Per quanto riguarda Slow Food ricordiamo con molto affetto e orgoglio quando nel 2009, in occasione del novantesimo anniversario dell’apertura della pasticceria, Checchino presentò commosso a Carlo Petrini una delle sue maggiori opere d’arte: “la pizza doce”: dolce tipico del paese finemente decorato con la sac à poche e perline di zucchero, legato alle “occasioni importanti” ma che, a causa della sua preparazione particolarmente laboriosa, non si produce quasi più.

Siamo stati fortunati a incrociarti nella nostra vita, ci mancherai “Zio Checchino”.

Carlo Miccinilli                                                                                                                                                                                          Slow Food Sezione di Priverno