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Il Piano del Cibo di Roma: la democrazia alimentare prende forma

L’assemblea del Consiglio del Cibo di Roma, svoltasi il 7 luglio presso il Monk, ha rappresentato un passaggio importante nel percorso di costruzione del primo Piano del Cibo della Capitale. Non è stato soltanto un momento di restituzione del lavoro svolto dai tavoli tematici, ma la conferma di un metodo di governo innovativo: costruire le politiche alimentari della città attraverso il confronto tra istituzioni, mondo della ricerca, produttori, imprese, associazioni e cittadini.

La forza di questo percorso, infatti, non è soltanto il Piano del Cibo, ma il Consiglio del Cibo stesso. Roma sta sperimentando una forma di democrazia alimentare nella quale soggetti che tradizionalmente non prendevano parte alla definizione delle politiche pubbliche siedono allo stesso tavolo dell’amministrazione e contribuiscono a delineare il futuro del sistema alimentare della città. È un cambiamento culturale prima ancora che amministrativo: il cibo diventa una responsabilità condivisa e un terreno di partecipazione democratica.

Come co-coordinatrice del Tavolo “Educazione, formazione, divulgazione e salute” e componente di Slow Food Italia, considero particolarmente significativo il clima che ha caratterizzato l’assemblea. I contributi emersi, sia nei lavori di gruppo, sia durante la plenaria, hanno confermato una crescente consapevolezza che il cibo non possa più essere affrontato come una semplice questione agricola, sanitaria o commerciale, ma come una politica pubblica trasversale, capace di incidere sulla salute delle persone, sulla giustizia sociale, sulla tutela dell’ambiente, sull’economia locale e sulla qualità della vita urbana.

Tra i temi che hanno attraversato i lavori emerge con forza il ruolo dei piccoli agricoltori. Il Piano del Cibo dovrà riconoscerli non solo come produttori di alimenti, ma come autentici custodi della biodiversità, del paesaggio agrario, delle conoscenze tradizionali e dei servizi ecosistemici che rendono più resiliente il territorio romano e laziale. Difendere le piccole aziende agricole significa preservare la fertilità dei suoli, contrastare il consumo di suolo e lo spopolamento delle aree interne, mantenere viva la ricchezza varietale delle produzioni locali e garantire il diritto degli agricoltori all’autoproduzione delle sementi.

In questo quadro, il principio di precauzione rispetto alle NGT rappresenta un tema centrale del dibattito. Il rischio di contaminazioni involontarie potrebbe compromettere la libertà di chi sceglie di produrre secondo i principi dell’agroecologia, introducendo di fatto ciò che il nostro Paese aveva già respinto con il NO agli OGM.

La possibilità che questi temi possano essere discussi tra soggetti diversi, in un confronto aperto con l’Amministrazione capitolina, rende il Consiglio del Cibo un autentico spazio politico nel quale interessi differenti possono incontrarsi e costruire una visione condivisa. Qui trovano voce i piccoli agricoltori, le associazioni, il mondo della scuola, della salute, della ricerca, della ristorazione e della cittadinanza attiva. È qui che si afferma un principio fondamentale: la qualità del cibo dipende dalla qualità del sistema che lo produce. Un sistema alimentare sostenibile non può prescindere dalla tutela dell’agricoltura contadina, dell’agroecologia, delle filiere corte e del lavoro agricolo.

Naturalmente il sistema alimentare non si esaurisce nella produzione. Distribuzione, logistica, trasformazione, ristorazione, comunicazione ed educazione dei cittadini rappresentano anelli altrettanto decisivi da tenere in considerazione in un piano strategico. Riconoscere anche il valore culturale del cibo e della convivialità può aiutare a contrastare gli stili di vita frenetici che troppo spesso alimentano cattive abitudini alimentari.

Nel Tavolo 8 dedicato all’educazione, formazione, divulgazione e salute abbiamo cercato di tradurre questa visione in proposte concrete. Abbiamo proposto un Piano pluriennale, intergenerazionale e multistakeholder di educazione alimentare, fondato sulla costruzione di una comunità educante. Una comunità capace di coinvolgere famiglie, scuole, produttori, mercati, Case del Cibo, ristorazione, cittadini e amministrazione pubblica affinché ogni occasione di incontro con il cibo diventi anche un’opportunità di conoscere il territorio, la biodiversità e il valore del lavoro agricolo e artigianale.

Educare significa creare consapevolezza, ma anche costruire le condizioni affinché tutti possano scegliere alimenti che sostengano un’economia locale più giusta, resiliente e rispettosa degli ecosistemi. Ciò significa garantire un accesso economico al cibo di qualità in tutti i quadranti della città, contrastando i deserti alimentari e rendendo la sana alimentazione una reale opportunità per tutte e tutti.

L’assemblea del 7 luglio ha inoltre evidenziato una forte convergenza tra i tavoli tematici su alcune priorità: la tutela del suolo agricolo, il rafforzamento delle filiere locali, l’accesso universale a un cibo sano e di qualità, il sostegno alle piccole aziende agricole, la promozione dell’agroecologia, la valorizzazione culturale del cibo e il superamento della frammentazione amministrativa attraverso una governance realmente integrata. Questi elementi rappresentano oggi l’ossatura politica del futuro Piano del Cibo.

Nei prossimi mesi il lavoro entrerà nella sua fase decisiva. I contributi elaborati dai tavoli tematici saranno raccolti, analizzati e armonizzati dal gruppo di lavoro coordinato dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti, con il supporto tecnico del CIHEAM di Bari, per arrivare alla definizione del Piano del Cibo di Roma. Il Piano dovrà tradurre la visione condivisa emersa dal percorso partecipativo in obiettivi, azioni, strumenti di governance e sistemi di monitoraggio capaci di incidere concretamente sulle politiche della città.

La sfida sarà mantenere l’ambizione che ha caratterizzato questo percorso partecipativo. Un Piano del Cibo efficace non dovrà limitarsi a migliorare l’accesso al cibo o la qualità della ristorazione pubblica, ma contribuire a ridisegnare il rapporto tra città e campagna, tra produttori e consumatori, tra salute delle persone e salute degli ecosistemi.

Per Slow Food questa prospettiva rappresenta da sempre un principio fondativo: un cibo buono non può che essere anche pulito e giusto. Oggi quella visione può trovare una traduzione concreta nelle politiche pubbliche della Capitale. Il valore più importante del Consiglio del Cibo è proprio questo: dimostrare che la costruzione di un sistema alimentare più equo e sostenibile nasce dalla partecipazione.

Se il Piano del Cibo saprà esprimere questo approccio sistemico, riconoscendo il ruolo dei piccoli agricoltori quali custodi della biodiversità, degli artigiani che valorizzano le materie prime di qualità, dei ristoratori che promuovono la cultura gastronomica del territorio, sostenendo una comunicazione capace di orientare verso un’alimentazione sana e consapevole e investendo in luoghi nei quali il cibo diventi cultura, relazione, partecipazione e convivialità, allora Roma potrà diventare un riferimento nazionale per una politica del cibo capace di trasformare la sovranità alimentare da principio teorico a pratica quotidiana di una comunità che sceglie consapevolmente il proprio futuro.

 

Articolo a cura di 

Gaia Agnetti

Co-coordinatrice Tavolo 8 “Educazione, formazione, divulgazione e salute” del Consiglio del Cibo di Roma Capitale