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DESTINAZIONE FUTURO

VERSO L’INCLUSIONE SOCIALE GRAZIE AD UN ECONOMIA SOSTENIBILE

Lunedì 10 Ottobre presso la sala conferenze Hotel Prassede Palace  di Roma  si è tenuto l’incontro Destinazione Futuro un evento organizzato dal CIES Onlus, in collaborazione con l’Associazione delle Regioni Transfrontaliere Europee (AEBR) e con l’iniziativa Interreg Volunteer Youth, nel quadro delle politiche di coesione territoriale Europea. Scopo dell’incontro è informare e fornire spunti di riflessione a giovani e donne partecipanti sulle opportunità di formazione professionale, di crescita di carriera e di sviluppo sostenibile incentivate dalla politica di coesione UE. In particolare, l’evento si concentrerà sulle possibilità offerte dalle cosiddette economie Green nel territorio della regione Lazio: esperienze innovative, percorsi di formazione professionale e politiche attive per il lavoro.

Tra gli interventi della giornata il il referente SFYN-Slow Food Youth Network Lazio Gabriele Milani.

Biodiversità…

Perché iniziare cosi un intervento?

Vorrei prima di tutto che le persone presenti in questa bellissima, giornata tornino a casa con un pizzico d’orgoglio e sicurezza in più rispetto a quando sono arrivati sta mattina. Per questo è fondamentale comprendere che il nostro paese “Italia” è lo 0,5 % del globo terrestre e detiene più biodiversità di ogni altro paese al mondo, grande o piccolo che sia, ma su questo ci tornerò a breve. Sono Gabriele Milani, piccolo imprenditore agricolo o, come piace dire a me, semplicemente “contadino”, membro del comitato Esecutivo di Slow Food Lazio e referente regionale per lo Sfyn Lazio (Slow Food Youth Network) e le politiche sociali. Ho esordito parlandovi di biodiversità e penso che tutti qui oggi siamo d’accordo sul fatto che sia una enorme ricchezza e non si tratta solo di coltivare o allevare ma essere consapevoli. Consapevoli per esempio che in questo paese, nei millenni, si sono avvicinate e radicate più etnie che in qualsiasi altro posto e la maggior parte delle nostre usanze e tradizioni storiche vengono proprio dai retaggi di quelle culture. Ora vi starete chiedendo, il mio intervento riguarda l’innovazione eppure sto parlando di passato…..

È importante andare avanti osservando sempre cosa è successo dietro di noi, è stupefacente quanto la storia delle civiltà spesso sia ciclica e che quindi osservando bene potremmo capire come mettere un piede e come spartire il peso per evitare di scivolare su strade già percorse. sono un agricoltore, un mestiere antico e faticoso. Ma sono un contadino attento all’ innovazione di metodi e tecnologie che vadano nella direzione della sostenibilità… Perdiamo ogni giorno la nostra preziosa biodiversità, a causa proprio delle  attività dell’uomo siamo di fronte ad una complessa emergenza: cambiamenti climatici, fame, inquinamento, perdita di suolo, alluvioni…guerre! Ho scelto di fare l’agricoltore perché voglio difendere la biodiversità che è la vita stessa.

 Oggi innovazione vuol dire prima di tutto sostenibilità e “sostenibilità” è una parola troppo spesso usata in modo fuorviante, perché sostenibile vuol dire riproducibile all’infinito senza che tale percorso crei alcun danno, neanche in minima parte, a noi, alla nostra vita e a quella che ci sarà dopo di noi. Già oggi immagino gli occhi di una persona nata magari negli anni trenta, che può aver avuto la fortuna di girare il mondo e si guarda intorno spaesato per come è irrimediabilmente cambiato il paesaggio intorno ad esso. Sostenibile vuol dire che dobbiamo far si che questo non accada, far si che i nostri nipoti prendano l’ombra sotto gli alberi dove riposiamo anche noi oggi e respirino l’aria buona dei nostri monti e apprezzino l’acqua pulita dei nostri mari, fiumi e laghi. E guardate che non è utopia, non sono venuto qui a parlare di sogni ma di progettualità reali, perché tutti, nessuno escluso abbiamo un ruolo fondamentale in tutto questo, possiamo scegliere. Ma scegliere cosa?

Pensate già appunto a quella biodiversità, darle il giusto peso e capire che alcuni modelli non possono e non dovrebbero essere presi da esempio in territori come i nostri, anche semplicemente per una questione morfologica. Sono di Slow Food perché mi ritengo un contadino custode, questa fu una delle prime definizioni dell’agricoltore, da parte di chi fondò l’associazione ormai decenni fa, custode della fertilità del suolo, che vuole offrire un prodotto buono organoletticamente ; pulito, attraverso il metodo di agricoltura biologica e biodinamico; giusto per tutti, ovvero, attento ai valori etici del lavoro agricolo e alla giusta remunerazione.

 Siamo l’unica penisola al mondo con un’estensione da nord a sud, attraversato da una catena appenninica, coronato dalle Alpi e circondato un mare buono, dico buono perché il nostro non è un oceano…l’unica situazione al mondo! E succede così che i venti delle nostre montagne e dei nostri appennini incontrano le correnti dei nostri mari e nascono delle meraviglie come la pasta di Gragnano figlia della galleria del vento, della via Roma, dove l’aria fresca di Castellammare di Stabia s’incontra con la brezza del Vesuvio, o ancora il prosciutto San Daniele figlio della bora e delle Dolomiti,  a Pra, in Liguria, si dice che nasca il basilico più buono del mondo, lo zafferano in Abruzzo, la liquirizia in Calabria, il pachino in Sicilia e potrei andare avanti per ore. Queste sono le nostre ricchezze, queste e non solo! Tutti gli antropologi sono d’accordo nel dire che l’uomo di Neanderthal e l’homo Sapiens, partiti entrambi dall’Africa, avendo fatto due strade diverse tra loro, mai si sono incontrati tranne che qui, in Italia e pare abbiano pure gioito tra loro e da qui nasce la meraviglia della vita della nostra biodiversità umana 40mila anni fa.

Slow Food in tutto questo si inserisce proprio a salvaguardia e a promozione del cibo buono, pulito e giusto per tutti e lo fa direzionando e semplificando quelle scelte che mettono in atto un circolo virtuoso. attraverso progetti, associazioni territoriali  e comunità: abbiamo per esempio i prodotti dell’Arca del Gusto e i Presìdi Slow Food che sono proprio quelle piccole produzioni che hanno resistito al tempo. Ci sono poi i progetti nelle scuole come gli “Orti in Condotta” dove insegniamo ai bambini a riconoscere la natura e di conseguenza a ricercarne i sapori e i saperi, fino ad arrivare ad attività di coesione territoriale degli istituti superiori e ancora con dei corsi di formazione atti proprio al riconoscimento e alla valorizzazione di quelle che sono peculiarità storiche dei territori e delle persone, il progetto slow travel che mette in relazione produttori, guide ambientali e strutture ricettive su itinerari studiati appositamente sulle potenzialità peculiari di un territorio, ancora il progetto cuochi dell’alleanza, in cui stimoliamo i nostri cuochi a proporre nei loro menu  Presìdi Slow Food, prodotti dell’Arca del gusto, prodotti tipici o locali dalla tracciabilità certa. Ci sono i ragazzi dello youth network che sono chiamato oggi a rappresentare molto presenti in questa regione soprattutto nella provincia di Roma che creano eventi fantastici contro lo spreco, per la socialità e la sensibilizzazione verso questi temi, il mio compito principale nel comitato esecutivo regionale dell’associazione è proprio quello di rendere più capillare questa presenza, in tutta la regione, abbiamo molte realtà e sarebbe auspicabile per affrontare un futuro ormai alle porte che esse siano presenti in una rete di scambio comune e con questo l’appello va direttamente ai nostri giovani eroi, si, in quanto facente parte della categoria mi sento di dover dire che chi ha e ha avuto il coraggio di fare imprenditoria agricola in questo periodo e negli ultimi tempi, soprattutto se giovane e ha intrapreso un percorso che promuove un etica della persona prima di un interesse commerciale non può che essere definito Eroe e a questi eroi vorrei dire che non sono soli. In quanto associazione siamo articolati a livello territoriale in Condotte e Comunità, supportate da un coordinamento regionale. La Condotta e il primo riferimento territoriale che ha un giovane imprenditore o non di entrare in contatto con la nostra realtà associativa che rappresenta una vera e propria rete locale, nazionale e internazionale dove s’incontrano produttori, cuochi, distributori, artigiani del cibo, educatori, consumatori, giornalisti, docenti, assaggiatori, associazioni non profit, università…

Tutto questo è già innovazione in quanto la rete ha insito il concetto di resilienza che oggi con le infinite e mutevoli variabili è uno strumento  indispensabile per essere sostenibile. Oggi abbiamo la possibilità di scegliere di continuare a mettere in atto azioni che alimentino un circolo virtuoso a discapito di quello vizioso alimentato fino ad ora e che viviamo in questo momento storico. Le piccole imprese come ricordava anche quest’anno Carlo Petrini al Terra madre-Salone del Gusto  di Torino sono ancora le protagoniste dei prodotti presenti sulle nostre tavole per l’80%, al livello imprenditoriale oggi si parla di Diversificazione in agricoltura, termine che estende il concetto finora utilizzato di Multifunzionalità e lavorare promuovendo alcune pratiche porta inevitabilmente all’evoluzione della multifunzionalità piùttosto che di un sistema di monofunzionalità, mettere in relazione tutti i protagonisti dei territori e le associazioni come quelle qui presenti è un azione importante in questo senso, fare rete significa creare ponti e oggi qui ne vedo molti. Perché se è vero che è stato considerato superato  il concetto che “piccolo è bello”,  “essere piccoli e in rete” può essere bellissimo.

Vorrei, quindi, ringraziare il Cies, I ragazzi di Interregg, Slow Food, tutte le associazioni protagoniste presenti per l’impegno alla creazione di questo incontro ed auspicandomi di vedere i ponti in costruzione oggi come passaggi sicuri per il nostro futuro vorrei chiudere il mio intervento citando le parole di qualcuno sicuramente più saggio di me, come testimonianza della ciclicità della storia e di come tutto questo sia più attuale che mai: cominciate col fare ciò che è necessario proseguite nel fare il possibile e vi sorprenderete a fare l’impossibile, San Francesco.