L’Avana. Tristezza e orgoglio nelle strade dell’isola

In un mattino di novembre, accompagnata da un cielo terso e da un piacevole alito di vento, Cuba si risveglia e apprende la notizia della morte di Fidel Castro, nonostante questa fosse stata data già nella notte tra il 25 e il 26 dal fratello e attuale presidente Raul. Apparentemente è un risveglio normale, nessuna reazione scomposta sconvolge l’ordinarietà di un classico sabato non lavorativo.

cuba-745095_960_720Si nota forse un po’ meno gente per le strade, molti restano a casa attaccati alla televisione o a sentire Radio Reloj (Radio Orologio), la più antica dell’isola e forse dell’intera America Latina. Questa emittente scandisce il tempo minuto per minuto, con la voce grave degli speaker che ripetono in maniera quasi esasperante i comunicati ufficiali in merito alle modalità di svolgimento delle commemorazioni del Líder Máximo e comunicano in tempo reale le reazioni e il cordoglio provenienti da tutto il mondo.

Si vive il senso di una tristezza composta, riassunta dall’affermazione di Yoani, impiegata dell’hotel Sevilla, storico albergo del centro dell’Avana vecchia e crocevia di molti incontri e discussioni politiche (qui Graham Greene ambientò “Il nostro agente all’Avana”). Yoani ha circa quarant’anni, ed è nata e cresciuta nella Cuba rivoluzionaria: «Per noi è il distacco di una persona cara, una presenza costante. Come un abuelo (nonno ndr.) da molto tempo infermo, che si sa che prima o poi ci dovrà lasciare: non siamo mai preparati all’ultimo saluto. Per i miei genitori e per me è stato sempre una guida, mi ha dato l’opportunità di studiare e di formarmi come cittadina». Le chiedo che cosa pensa dei caroselli e dei festeggiamenti che anche qui alla televisione si vedono provenire dalla comunità cubana di Miami. «È una reazione inumana, è comodo ballare e festeggiare contro la politica di Cuba stando dall’altra parte del mare. È importante lottare qui per le cose che non funzionano, che sappiamo essere tante ma che non cancellano le conquiste che abbiamo ottenuto. Personalmente non mi appassiona la politica, ma sono cosciente di vivere un momento storico per il mio Paese e per il mondo intero».

mro_cuba_harvest_01Raggiungo Guanabacoa, un municipio periferico dell’Avana, dove incontro una comunità di agricoltura urbana a sostegno dí bambini e adolescenti malati di cancro. Qui i contadini della zona donano gratuitamente ortaggi, carne, frutta e legumi con i quali Dario e Lizzy, i fondatori del progetto Granjita Feliz, compongono dei cesti che consegnano mensilmente alle famiglie dei bimbi malati. «Qui non funziona con le donazioni di denaro, quello che chiediamo è partecipazione, la compartecipazione sociale della comunità ai problemi delle persone», mi dice Dario accogliendomi in casa. Era prevista una festa questa mattina, ma l’incontro si risolve in un momento comunitario di riunione con queste famiglie. La vita va avanti come sempre, ma contemporaneamente è presente in tutti un senso di tristezza e di perdita.

La mancanza e lo stordimento per la morte di una figura così dominante nella vita delle persone si percepisce ovunque e, pur lasciando pochissimo spazio a qualsiasi slancio apologetico, rende impensabile un cambiamento repentino di paradigma, come se finalmente il popolo cubano si fosse liberato da un peso. Al contrario è impossibile non essere colpiti dall’orgoglio che traspare in tutte le persone con cui ho parlato, a tutti i livelli. Un orgoglio che non è affatto appoggio incondizionato alle politiche della Cuba rivoluzionaria, e tuttavia è figlio di un rispetto grandissimo per un uomo che ha cambiato la storia di un continente.

Il prossimo venerdì 2 dicembre era prevista, come tutti gli anni, la cerimonia storica di commemorazione dello sbarco del Granma, la nave che portò sull’isola i primi rivoluzionari cubani, provenienti dal Messico, alla guida di Fidel Castro. Per la prima volta questo evento avrà luogo con un mese di ritardo, lasciando spazio a quella che sarà una enorme manifestazione di cordoglio: dal 28 novembre sarà infatti possibile rendere omaggio al Líder in piazza della Revolucion, per poi giungere il 29 alle 19 alla cerimonia ufficiale di saluto. Da lì l’urna con le ceneri partirà per un lungo viaggio fino a Santiago, città natale di Fidel e luogo scelto per la sepoltura.

Cuba si è svegliata in un sentimento di mestizia mista a orgoglio, di consapevolezza di aver fatto parte di un’eccezione della storia che oggi perde il suo artefice principale. E del resto è sufficiente passeggiare per le vie della capitale per capire che in un certo senso il mito dell’uomo Fidel Castro è stato consumato e celebrato pienamente già in vita. Nella mattina della sua scomparsa fa una strana impressione vedere le comitive di turisti, spesso giovani o giovanissimi, assieparsi svogliatamente alle porte del Museo della Revoluciàn, ospitato in quello che fu il palazzo presidenziale sotto il regime di Fulgencio Batista. La Storia li assolverà?

 

Carlo Petrini

da La Repubblica del 27 novembre 2016

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