L’Aquila, per un futuro senza scosse

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La fontana delle 99 cannelle, simbolo de L’Aquila

Racconta una cronaca medievale che verso la metà del XIII secolo gli abitanti di 99 castelli, distesi nella conca del fiume Aterno, si unirono per fondare una nuova città. Il documento di fondazione venne firmato dall’imperatore Federico II, motivo per cui quella città porta ancora oggi nel nome l’emblema della casa di Svevia: L’Aquila.

Il capoluogo dell’Abruzzo è un esempio unico di urbanistica. Le architetture eclettiche riflettono la sua bellezza, accentuata dal verde dei giardini e dai riflessi dorati delle pietre nei monumenti. Il più famoso, la fontana delle 99 cannelle, sorge a ridosso delle mura e ricorda la leggendaria unione dei borghi. Risalendo verso il centro si arriva in piazza Duomo, cuore della città sfregiata dal terremoto del 6 aprile 2009: vi si affaccia la chiesa di santa Maria del Suffragio, detta delle Anime Sante. L’immagine della sua stupenda cupola barocca, spalancata al cielo dopo il crollo, era il simbolo di un sisma che ha spezzato 309 vite e lasciato più di 60mila persone senza casa. Oggi è in ricostruzione, così come la basilica romanica di Collemaggio.

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La basilica di Collemaggio [tratta da Paesaggi d’Abruzzo, credit Valentina Mastrodicasa]

Ma il cuore dell’Aquila, colpito alle 3 e 32 di quella maledetta notte, non ha mai smesso di pulsare. La città è un cantiere a cielo aperto, dove le gru si innalzano come torri campanarie e tornano a risplendere la cinta muraria, la basilica di san Bernardino e altre gemme. Non mancano gli eventi: il Festival della Partecipazione, promosso da Italia, Sveglia!, un’alleanza fra ActionAid, Cittadinanzattiva e Slow Food Italia, in collaborazione con il Comune dell’Aquila, si svolge dal 7 al 10 luglio e propone 50 appuntamenti in ogni parte della città. Dialoghi, spettacoli, concerti e un grande pranzo condiviso tra i cittadini e gli operai protagonisti della ricostruzione.

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Il Mercato Contadino di Slow Food a L’Aquila

Come sempre, insomma, la vita rinasce attraverso la convivialità e il cibo. Lo scorso aprile Slow Food ha inaugurato il Mercato Contadino (via Stella 4), uno spazio che restituisce agli aquilani il contatto con i produttori agricoli. Riaprono anche molti ristoranti e locali, sull’esempio di chi non se n’era mai andato: il bar Fratelli Nurzia (ora in corso Federico II 31), famoso per il torrone al cioccolato con le nocciole, era in attività già otto mesi dopo il sisma.

Tra chi ha tenuto duro c’è l’osteria Antiche Mura (via XXV Aprile 2), all’ingresso ovest della cinta. Antonello e Maurizio hanno vinto la scommessa grazie alla tradizione rivisitata da una cucina attenta, come evidenziano le cotture del gallo al tegame, dell’agnello scottadito e del vero must del locale, le polpettine di vitello al pomodoro e basilico con parmigiana di melanzane. Alla trattoria La Rupe (via san Giacomo 7), gestita da quarant’anni dalla famiglia Brocchella, l’orgoglio di casa sono le fregnacce, una pasta bianca fatta a mano e condita con pomodoro, pancetta, guanciale e pecorino. Ma potete variare nella scelta dei primi con una primaverile chitarrina al ragù di verdure, o ripiegare su una coratella d’agnello o una gustosa trippa al sugo.

 

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Carlo Petrini

da La Repubblica del 6 luglio 2016

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