L’apocalisse delle api

Immaginate di essere piccoli come un’ape e di volare alla ricerca di migliaia di varietà di fiori per la vostra raccolta di cibo. Non trovate niente. Tutto deserto. Solo una o due specie di piante per chilometri e chilometri, prive di fiori per gran parte dell’anno e contaminate dal veleno.

Ora tornate in voi e immaginate di essere al supermercato: la maggior parte degli scaffali sono vuoti. Niente pomodori, cipolle, fragole, mandorle, niente basilico e pepe, niente cioccolato e caffè. Un deserto, insomma.

Se non ci tocca il pensiero della moria di migliaia di insetti buoni, dovrebbe farlo almeno l’immagine post-apocalittica di supermercati deserti. In realtà i due scenari sono più connessi di quanto si pensi perché, se venissero a scomparire tutte le api e gli insetti impollinatori, molti degli alimenti che mangiamo ogni giorno non esisterebbero più. Un terzo del nostro cibo, infatti, dipende direttamente dalla loro opera di impollinazione.

Purtroppo dal 2006 è in atto una crisi che ha mobilitato scienziati e ambientalisti, tanto che al fenomeno è stato assegnato un nome: Sindrome dello Spopolamento degli Alveari (Colony Collapse Disorder). Infatti, più del 40% delle specie di impollinatori, e in particolare le api, rischiano l’estinzione.

Mentre il numero degli alveari si è ridotto in poco tempo del 30% addirittura il 50%, a seconda delle zone del mondo (in Europa più che in altre).

Le cause dipendono da svariati fattori quali il cambiamento climatico, la distruzione di aree selvatiche che porta a uno stravolgimento delle abitudini di questi insetti, la malnutrizione, le monocolture, vari patogeni e, soprattutto, gli insetticidi chimici e il loro uso intensivo.

Tra questi i neonicotinoidi sono tra i più utilizzati al mondo e sono noti da tempo per i loro gravi effetti. L’uso sistemico di queste sostanze chimiche inquina le risorse d’acqua, così come le colture dei terreni nei quali sono utilizzati, con inevitabili ripercussioni sulla nostra salute e quella di altri animali.

Il 27 aprile l’Unione europea ha approvato il bando sul territorio europeo di tre neonicotinoidi dannosi. Ma la battaglia non è finita. È necessario estendere il divieto a tutti i pesticidi sintetici e ridurne l’utilizzo preventivo.

«Le alternative esistono – spiega Claudio Porrini, entomologo dell’Università di Bologna – Prima di arrivare al trattamento chimico bisognerebbe prevenire gli attacchi alle colture dei parassiti incrementando la bíodiversità, inserendo siepi, bordure e boschetti nelle aree coltivate ed eseguendo le rotazioni».

Insomma, soluzioni pulite e giuste ci sono preservare il silenzioso, ma fondamentale, rapporto tra le api e il cibo di cui ci nutriamo. Un rapporto antico quanto il pianeta.

 

Desirèe Colacino

d.colacino@slowfood.it

da Il Manifesto del 6 settembre 2018

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