L’Africa verde che si rimbocca le maniche

Le difficoltà tecnologiche ed economiche non fermano le buone idee, soprattutto quelle che partono dal basso

areiLa salvezza dell’ambiente in cui viviamo non è solo affare dei potenti. In questi giorni a Parigi i grandi della Terra sono stati chiamati a prendere le decisioni necessarie per evitare un ulteriore innalzamento globale della temperatura. A impegnarsi a favore delle rinnovabili ad esempio sono stati presidenti e capi di governo africani che hanno firmato un accordo per produrre grazie a fonti non inquinanti fino a dieci giga watt di energia entro il 2020 e addirittura 300 entro il 2030. Il piano, denominato The African Renewable Energy Initiative (Arei), promette di ridurre le emissioni di CO2 permettendo a 600 milioni di africani di abbandonare diesel, kerosene e legna come fonte di energia per dar luce e cucinare nelle proprie case. La Banca africana di sviluppo (Afdb) si è impegnata a garantire cinque miliardi di dollari l’anno entro il 2020. Ma il progetto costa molto di più e pone inevitabili quesiti sui finanziamenti necessari: 20 miliardi nei prossimi cinque anni, circa 500 miliardi nell’arco di 20 anni. Staremo a vedere…

Nel frattempo, c’è chi ha già pensato a qualche buona pratica quotidiana, nonostante le difficoltà sul piano tecnologico ed economico.

bambuLa bici in bambù dal Ghana

Nel Ghana, ricco di foreste di bambù, un gruppo di giovani donne ha messo in pista la Ghana Bamboo Bike Initiative, un’impresa no profit che utilizza questa abbondante materia prima per realizzare biciclette alla portata di tutte le tasche. I telai sono leggeri e stabili, adatti ai terreni accidentati. E le bici sono abbastanza resistenti da trasportare altri passeggeri, grossi carichi d’acqua, derrate alimentari e perfino ammalati. La tecnologia permette di risparmiare i 5 kg di CO2 che in media occorrono per una bicicletta in acciaio, e crea posti di lavoro: nel progetto sono già impiegati trenta contadini e assemblatori di biciclette, ma il business si sta espandendo. L’obiettivo è formare nuovi artigiani, ognuno dei quali sarà in grado di avviare la propria attività autonoma. Senza dimenticare il rimboschimento delle aree da cui proviene il bambù.

computer

Un computer a energia solare in Uganda

Quando l’alfabetizzazione informatica passa per le energie alternative: succede in Uganda, grazie alla Mobile Solar Computer Classroom. I computer alimentati a energia solare vengono trasportati di paese in paese a bordo di veicoli equipaggiati con pannelli fotovoltaici: ogni anno, i promotori dell’iniziativa raggiungono 5mila studenti, 100 docenti e 500 membri delle comunità locali. A tutti viene offerto un piano biennale di alfabetizzazione digitale, per il quale le istituzioni pagano una piccola somma: la maggior parte dei finanziamenti è coperta attraverso partnership, borse di studio e premi.

warkaLe torri dell’acqua in Etiopia

Le popolazioni rurali etiopi affrontano sfide quotidiane nell’accesso all’acqua potabile. In alcune parti dell’Etiopia, trovare una fonte non contaminata può richiedere un viaggio di sei ore. Il progetto idrico Warka offre una risposta a questo grave problema: si tratta di una struttura a torre che può essere costruita con materiali biodegradabili, senza attrezzature meccaniche, in meno di una settimana. L’ispirazione viene dal locale albero Warka, una varietà locale di fico sotto le cui fronde si è soliti organizzare le riunioni di villaggio. Le torri Warka sono fatte di bambù intrecciati per formare una struttura a vaso. L’interno è costituito da una rete in fibra di nylon e polipropilene che forma micro-gallerie dove avviene la condensazione quotidiana. Le goccioline di condensa scorrono lungo le maglie fino al bacino idrico, alla base della torre. Soltanto raccogliendo il vapore acqueo nelle zone più umide del Paese, ciascuna torre può immagazzinare quasi centro litri di acqua potabile al giorno.

womenIn Sudafrica: dalla plastica alle confezioni regalo

L’azienda All Women Recycling di Città del Capo, in Sudafrica, utilizza bottiglie di plastica riciclate per creare confezioni regalo, rivendute anche sul mercato internazionale. Questo progetto coinvolge per la maggior parte giovani donne, specie le ragazze madri disoccupate. La plastica abbandonata proviene dai punti di raccolta collocati nei pressi delle scuole e delle discariche. La presenza di questi contenitori, chiamati Klikety Klik, rafforza la consapevolezza di quanto sia importante la tutela dell’ambiente, soprattutto da parte degli studenti.

roofsMattoni di terra per i tetti del Sahel

Nell’Africa sub-sahariana, la deforestazione ha provocato una cronica carenza di legname e paglia, utilizzati per costruire i tetti delle abitazioni. Milioni di persone nel Sahel soffrono così per la mancanza di alloggi a prezzi accessibili. Il programma Earth Roofs in Sahel offre al problema abitativo una soluzione a basso costo e a basse emissioni di carbonio nota come “tecnica della volta nubiana”, che prevede l’impiego di mattoni impastati con terra e acqua ed essiccati al sole. Le case costruite con questo sistema sono meglio isolate dalle fonti di calore, dal freddo e dai rumori e più salubri. Se ben mantenute possono durare per oltre cinquant’anni. Il programma forma i carpentieri locali per farne imprenditori autonomi, in modo che a loro volta possano insegnare ad altri le tecniche apprese.

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I 10.000 orti di Slow Food

Da alcuni anni la rete di Slow Food promuove la creazione di orti scolastici e comunitari in 35 Paesi del continente africano, secondo la filosofia del “buono, pulito e giusto”. Le coltivazioni sono realizzate da gruppi di lavoro locali, rispettando la biodiversità e favorendo lo scambio di conoscenze. Circa un terzo degli orti sono scolastici, aule all’aria aperta con un’importante funzione educativa, e forniscono verdura fresca alle mense. Gli altri sono comunitari e i prodotti sono usati innanzitutto per migliorare l’apporto nutritivo nella dieta quotidiana, mentre l’eccedenza è venduta e diventa fonte di integrazione del reddito. Lanciato in occasione del Salone del Gusto 2010, il progetto ha raggiunto tra il 2013 e il 2014 il primo obiettivo dei mille orti: Slow Food ha quindi deciso di rilanciare la campagna con lo scopo di realizzare 10.000 Orti in Africa  (foto Paola Viesi).

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

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