La spesa per ridurre gli sprechi? Biologica e a filiera corta

La spesa? Meglio biologica e locale. Noi lo diciamo da sempre, ma se non siete ancora convinti vi suggeriamo di leggere l’ultimo rapporto dell’Ispra sullo spreco alimentare.

È proprio l’ente di ricerca del Ministero dell’Ambiente a sottolineare come le filiere corte e di piccola scala riducano, insieme alle intermediazioni, le possibilità di eccedenze e sprechi. A parità di condizioni, la produttività di medio-lungo periodo delle fattorie agroecologiche rispetto all’agricoltura industriale è maggiore dal 20% al 60% e l’efficienza nell’uso delle risorse, anche ambientali, è più elevata da 2 a 4 volte.

Quanto agli sprechi in senso proprio, nelle filiere biologiche e locali i livelli delle perdite nelle fasi precedenti al consumo finale si abbattono fino a una media di appena il 5%, laddove in altri contesti questi stessi livelli oscillano fra il 30% e il 50%.

Coloro che si approvvigionano solo tramite reti alimentari alternative, in particolare, sprecano in media il 90% meno alimenti rispetto a chi usa esclusivamente canali convenzionali.

Rivolgersi ai gruppi di acquisto solidale o alla vendita diretta dai produttori di fiducia, anziché al supermercato più vicino, è quindi un’ottima idea se oltre a un cibo sano e di qualità volete garantirvi un’alimentazione col minor impatto possibile sull’ambiente.

I dati, da questo punto di vista, non sono affatto confortanti. Secondo l’Ispra, si può ipotizzare che in Italia le perdite dal campo alla tavola causino l’emissione di 24,5 mt di CO2 all’anno, con un costo energetico pari a circa il 3% dei consumi nazionali.

L’inefficienza degli allevamenti animali rappresenterebbe fino al 62% degli sprechi, sui quali tuttavia incide moltissimo anche la sovralimentazione. Teniamolo presente, quando ci troveremo ad affrontare gli acquisti per Natale e Capodanno!

 

Gaetano Pascale

presidente di Slow Food Italia

da La Stampa del 26 novembre 2017

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