La scommessa di Terra Madre Salone del Gusto. Contadini e cittadini insieme per sconfiggere la fame e gli sprechi

Torino è pronta a una nuova e pacifica invasione. Le migliaia di contadini che in 160 paesi del mondo formano la rete di Terra Madre stanno per riversarsi ancora una volta nella capitale sabauda per l’appuntamento che ogni due anni li vede protagonisti del dibattito sul futuro del cibo. Sono passati ormai vent’anni dalla prima edizione del Salone del Gusto, che nel lontano 1996 prendeva l’avvio in un solo padiglione del Lingotto, quasi in sordina, con i primi coraggiosi produttori che avevano creduto nell’idea che parlare di produzioni di piccola scala, di artigianato del cibo, di cibo non massificato, avesse un senso e soprattutto fosse la strada da seguire.

terramadreAnche noi stavamo sperimentando allora. Spesso ci siamo sentiti dire, prima di quella “edizione zero”, che a nessuno sarebbe interessato visitare una fiera in cui a farla da padroni fossero la Robiola di Roccaverano o il Cappone di Morozzo. E invece eccoci qui, con due decenni alle spalle, con un Salone del Gusto che nel 2004 ha accolto al suo interno la rete di Terra Madre per poi fondersi con essa nell’edizione del 2012.

A ripercorrere oggi la nostra storia, il momento della svolta è proprio in quel 2004, quando realizzammo definitivamente che senza una presenza forte dei contadini, di coloro che ogni giorno si prendono cura della terra e della sua salute per produrre il cibo che sfama la maggioranza delle comunità del mondo, non era possibile parlare di alimentazione e di futuro. Perché agricoltura di piccola scala significa innanzitutto un forte legame di comunità, quella comunità che si costituisce intorno al cibo come necessità primaria ma anche come strumento di socialità e di adattamento al territorio.

E proprio il legame tra cittadini e contadini, tra terra e comunità, è al centro della nuova svolta che abbiamo dato al nostro evento. Quest’anno, infatti, per la prima volta abbiamo deciso di uscire dai confini del Lingotto per tuffarci con entusiasmo in città, per rendere l’appuntamento il più accessibile possibile a tutti, eliminando il costo del biglietto d’entrata e costruendolo in maniera diffusa nelle strade e negli edifici simbolo di Torino. Se fino a oggi l’appuntamento biennale ha significato un momento centrale nella discussione sul futuro che vogliamo per noi, per i nostri figli, per i nostri contadini e per i nostri paesaggi, oggi siamo maturi per rilanciare ancora, chiedendo alla città e ai suoi abitanti di accompagnarci ancora più da vicino, per consentire a tutti di entrare in contatto con coloro che, in ogni angolo del pianeta, sono i portatori meravigliosi di culture gastronomiche straordinarie e di visioni della vita in armonia con la natura e con i suoi tempi.

Ma non solo noi siamo cambiati in questi anni. Con noi e insieme a noi è radicalmente mutata la sensibilità nei confronti del tema del cibo. La consapevolezza da parte di tutti gli attori della filiera è cresciuta enormemente, l’interesse alla tutela delle produzioni identitarie altrettanto. E nonostante questo viviamo ancora in un mondo in cui quasi 800 milioni di persone soffrono di malnutrizione e fame e altrettante sono obese, in un mondo in cui i 62 individui più ricchi posseggono la ricchezza di metà della popolazione mondiale, in cui esistono i cosiddetti “food desert” e in cui il divario tra chi ha moltissimo e chi ha sempre meno sta crescendo senza sosta.

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ph. Raimondo Cusmano

Ecco allora che Slow Food, con Terra Madre Salone del Gusto, oltre a ripensare la sua formula e le sue modalità di incontro, non può che farsi portavoce della battaglia delle battaglie, quella per la lotta alla fame.

Questo deve essere il nostro orizzonte di azione per il futuro. Non possiamo accettare che ogni anno si sprechi quasi il 40% della produzione alimentare complessiva, e se vogliamo continuare a occuparci di cibo in questo nuovo tempo, non possiamo che lavorare per cambiare un sistema produttivo, distributivo e di consumo che non funziona e non ci piace, che genera affamati e obesi, che distrugge gran parte del cibo che viene prodotto, che erode la biodiversità e che in molti casi penalizza chi produce su piccola scala e con qualità. Noi abbiamo scelto anni fa da che parte stare, la sfida è allora quella di imparare a starci sempre meglio, a non mollare la presa, a trovare strumenti nuovi per muoverci in questo mondo complesso e sfaccettato. Perché il cibo è di tutti, anche se ancora non è per tutti.

Terra Madre, con i suoi volti e le sue storie, deve assumere in toto e senza remore questo impegno, e noi cittadini dobbiamo a nostra volta essere in prima linea per esigere un sistema più equo, più giusto, in cui la sovranità alimentare sia garantita a tutti una volta per sempre. Questo è il senso di una rete mondiale che parla di cibo in maniera olistica. Questo è il senso di un evento che vuole ragionare di un futuro degno per tutti. Questo è il senso del nostro agire come cittadini del mondo.

 

Carlo Petrini, presidente di Slow Food e di Terra Madre

da Origami La Stampa del 15 settembre 2016

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